29 Gennaio 2026
/ 29.01.2026

Mancano 85 secondi alla fine del mondo

L'Orologio dell'Apocalisse segna il record negativo. Gli scienziati del Bulletin avvertono: nucleare, clima e autoritarismi minacciano l'umanità

Un minuto e 25 secondi esatti prima della fine simbolica dell’umanità. Martedì 27 gennaio, il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato le lancette del Doomsday Clock (l’Orologio dell’Apocalisse) quattro secondi più avanti rispetto all’anno scorso, segnando il record negativo nella storia quasi ottantennale di questo strumento.

Il Bulletin è una associazione e una rivista nate nel 1945, fondate dai fisici che avevano lavorato al Progetto Manhattan, il programma americano per la bomba atomica. Dopo Hiroshima e Nagasaki, scienziati come Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer decisero di informare il pubblico sui pericoli della guerra atomica. Nel 1947 inventarono il Doomsday Clock: un orologio metaforico che misura la distanza dell’umanità da una catastrofe globale, rappresentata dalla mezzanotte. All’inizio coincideva solo con la guerra nucleare, poi nel tempo si sono aggiunte altre minacce create dall’uomo: crisi climatica, armi biologiche, intelligenza artificiale incontrollata.

Un orologio che scandisce le crisi globali

Le lancette furono posizionate inizialmente a sette minuti dalla mezzanotte. Negli anni della Guerra Fredda si sono mosse avanti e indietro seguendo le tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Nel 1991, dopo la firma di un importante trattato sul controllo degli armamenti e il crollo dell’URSS, segnarono 17 minuti: la distanza massima mai raggiunta. Da allora, salvo una breve pausa nel 2010, l’avanzamento è stato inesorabile. Oggi un comitato scientifico del Bulletin, in accordo con otto scienziati Premi Nobel, decide ogni anno dove posizionare le lancette analizzando minacce nucleari, climatiche e tecnologiche.

Alexandra Bell, presidente del Bulletin, ha dichiarato: “I rischi catastrofici sono in aumento, la cooperazione è in declino e il tempo stringe”. I critici liquidano l’orologio come trovata pubblicitaria basata su valutazioni soggettive. Altri temono che i ripetuti allarmi vengano ignorati dall’opinione pubblica. Ma gli scienziati continuano a fornire dati concreti.

Guerra nucleare e nazionalismi

Il 2025 ha accumulato crisi su crisi. La Russia ha testato armi nucleari mentre la guerra in Ucraina entrava nel quarto anno. India e Pakistan hanno rischiato l’escalation totale. Stati Uniti e Israele hanno colpito siti nucleari iraniani. La Corea del Nord ha rafforzato l’arsenale e i legami con Mosca. La Cina ha aumentato le testate. A febbraio scade l’ultimo grande accordo sul controllo degli armamenti tra Washington e Mosca, chiudendo sessant’anni di vincoli nucleari. Gli Stati Uniti hanno annunciato il “Golden Dome“, un sistema di difesa missilistica spaziale che apre scenari di conflitto oltre l’atmosfera.

Hideo Asano, coordinatore della Campagna giapponese per l’abolizione delle armi nucleari, ha dichiarato: “Il rischio di una guerra nucleare è il più alto dalla fine della Guerra Fredda”. Gli attivisti antinucleari, specialmente i sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, seguono da decenni questo orologio che per loro rappresenta un avvertimento concreto.

Clima fuori controllo e tecnologie pericolose

Il 2025 ha registrato la terza temperatura media globale più alta di sempre. L’amministrazione Trump ha smantellato normative sul clima e ridotto le infrastrutture sanitarie pubbliche americane, limitando la capacità di rispondere a pandemie.

Molti scienziati guardano con allarme ai batteri specchio, organismi sintetici mai creati finora ma potenzialmente capaci di eludere il sistema immunitario e provocare pandemie devastanti: 38 scienziati, inclusi due Premi Nobel, hanno chiesto il blocco delle ricerche e il taglio dei finanziamenti. L’intelligenza artificiale avanza senza regole condivise.

Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021, denuncia: “Stiamo vivendo un’Armageddon dell’informazione – la crisi alla base di tutte le crisi – guidata da una tecnologia estrattiva e predatoria che diffonde bugie più velocemente dei fatti”. Senza verità condivisa, la cooperazione internazionale diventa impossibile.

Daniel Holz, professore di Fisica dell’Università di Chicago e membro del comitato del Bulletin, spiega: “Un mondo che si frantuma in un ‘noi contro loro’ renderà l’intera umanità più vulnerabile“.

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