24 Marzo 2026
/ 24.03.2026

Materie prime critiche, la nuova geografia della dipendenza industriale

Sotto pressione le catene globali: il rapporto Confindustria fotografa vulnerabilità e rischi per l’Italia

La globalizzazione non è finita, ma è entrata in una fase più incerta e fragile. È questa la fotografia che emerge dal rapporto del Centro Studi ConfindustriaMaterie prime critiche e resilienza delle supply chains”, che analizza come stanno cambiando gli equilibri economici e industriali a livello globale.

Gli scambi internazionali restano elevati – arrivando a pesare quasi un quarto del PIL mondiale – ma il contesto è segnato da una crescita senza precedenti dell’incertezza, che nel 2025 ha superato i livelli della pandemia. A questo si aggiunge il ritorno del protezionismo, con migliaia di nuove misure restrittive introdotte negli ultimi anni. Il risultato è un sistema economico più frammentato, dove il commercio diventa sempre più uno strumento di competizione geopolitica.

Catene globali ancora centrali, ma più vulnerabili

Nonostante le tensioni, le catene globali del valore continuano a sostenere la produzione industriale. Il rapporto evidenzia come una quota significativa della manifattura mondiale – e oltre il 37% di quella italiana – sia ancora legata a filiere internazionali.

Questa integrazione resta un punto di forza, ma espone le economie a rischi crescenti. Gli shock recenti, dalla pandemia ai conflitti, hanno mostrato come un’interruzione localizzata possa propagarsi rapidamente lungo tutta la catena produttiva. In un sistema così interconnesso, la resilienza delle forniture diventa un fattore decisivo quanto l’efficienza.

Le dipendenze che diventano vulnerabilità

Il cuore del problema è rappresentato dalle cosiddette dipendenze critiche. Il rapporto Confindustria sottolinea come l’accesso a determinate materie prime e componenti sia concentrato in pochi Paesi, spesso extraeuropei, creando squilibri che possono essere sfruttati anche sul piano politico.

Il caso della Cina è emblematico: domina numerose filiere strategiche e rappresenta il principale fornitore di molti prodotti critici per l’Europa. In particolare, il controllo delle materie prime e delle lavorazioni intermedie rafforza il suo ruolo nelle catene globali, rendendo più difficile per altri Paesi ridurre la dipendenza.

Italia: 26 miliardi di forniture a rischio

Il rapporto quantifica con precisione l’esposizione italiana. Sono 364 i prodotti per cui la manifattura dipende da forniture extra-UE, per un valore complessivo di circa 26 miliardi di euro. Le criticità si concentrano soprattutto nei prodotti energetici, che rappresentano la quota principale delle importazioni critiche, seguiti dai semilavorati metallurgici. Ma il fenomeno riguarda anche settori ad alto contenuto tecnologico come l’elettronica, la chimica e la farmaceutica, dove la difficoltà di sostituzione dei materiali rende le filiere particolarmente esposte.

La dipendenza non è solo economica ma anche geografica: in molti casi i fornitori sono pochi e concentrati, aumentando il rischio di interruzioni o tensioni sui prezzi. Alla base di queste vulnerabilità ci sono le materie prime critiche, indispensabili per la transizione energetica e digitale. Il rapporto si concentra in particolare su alluminio, rame, titanio e terre rare, materiali fondamentali per settori come rinnovabili, mobilità elettrica ed elettronica avanzata.

Il problema principale è la concentrazione dell’offerta. Le terre rare, ad esempio, sono in larga parte controllate dalla Cina, mentre altre materie presentano forti squilibri tra domanda crescente e capacità produttiva. Secondo lo studio, nei prossimi cinque anni le condizioni di approvvigionamento tenderanno a peggiorare, con prezzi più volatili e maggiori difficoltà di reperimento.

Più autonomia senza rinunciare agli scambi

La risposta, secondo il rapporto, non è il ritorno a economie chiuse, ma una strategia di autonomia più realistica. L’obiettivo è rafforzare la resilienza delle filiere attraverso diversificazione delle forniture, nuove partnership e sviluppo di capacità produttive interne.

Un ruolo importante è attribuito anche all’economia circolare, che può ridurre la dipendenza dalle materie prime primarie attraverso il recupero e il riciclo, anche se oggi restano limiti tecnologici e organizzativi.

Le materie prime critiche non sono più dunque solo una questione industriale, ma un tema di sicurezza economica. E la capacità di gestirle sarà uno dei fattori decisivi per la competitività dell’Italia e dell’Europa nei prossimi anni.

CONDIVIDI

Continua a leggere