23 Febbraio 2024
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Cronaca, Scienza e tecnologia

Meno personale più Big Tech. Pirati si nasce, marinai si diventa

Stoccolma, Svezia, 4 settembre 2023.

Alla fine i pirati che volevano cambiare il mondo hanno finito per diventare quello per cui hanno combattuto. Daniel Ek segue le orme di Elon Musk, come tutti gli altri Big del settore, e annuncia il taglio di quasi un quinto del personale che conta quasi 9000 lavoratori in tutto il Globo.

È il destino delle grandi rivoluzioni, e ancor più lo è quella della tecnologia, nata dagli hippie, passata dai nerd e finita nelle mani di miliardari che con un tratto di penna cancellano migliaia di persone, e naturalmente lo fanno per il nostro bene. Tutti addosso a Elon Musk, che va di moda esserlo, ma che dire di Daniel Ek, l’uomo che ha cambiato il mercato musicale sulle orme di ciò che aveva cominciato a fare Steve Jobs?

Insomma, la notizia di questi giorni è di quelle che gettano nello sconforto quegli ex figli dei fiori diventati tutti pane e computer. A meno che il business non abbia già cambiato anche loro. Perché Spotify, l’azienda che Ek ha portato a diventare il simbolo dello streaming, ha annunciato che taglierà quasi un quinto del personale per un totale di circa 1.500 dipendenti, e non è neppure la prima volta. L’azienda svedese, infatti, che conta oltre 9 mila lavoratori in tutto il mondo, lo aveva già fatto a gennaio e a giugno di questo anno, con altri 600 tagli.

Come detto, quanto accaduto non ha nulla a che fare con gli errori di valutazione dei cari leader (giammai), ma è ovviamente relativa a fattori esterni che obbligano – a malincuore, come si dice in questi casi – a eliminare una parte del personale: «Per allineare Spotify ai nostri obiettivi futuri e assicurarci la dimensione giusta per le sfide che abbiamo davanti, ho preso la difficile decisione di ridurre di circa il 17% il personale della società – si è letto in una nota di Ek pubblicata sul sito web dell’azienda – La crescita economica è rallentata e il capitale è diventato più costoso: quanto stiamo facendo è cruciale per creare una più forte ed efficiente Spotify». Forte, efficiente, e con tante persone mandate a casa.

Il caso Spotify non è certo il primo in una crisi delle Big Tech sempre più evidente: a novembre 2022 Musk neo proprietario di Twitter aveva fatto fuori 3.750 persone (circa il 50% della forza lavoro), e dopo di lui hanno cominciato Meta (11mila dipendenti, a cui se ne sono aggiunti 8mila a marzo 2023), Lyft (650), Stripe (1.120), Amazon (10mila a novembre 2022, 18mila a gennaio e 9mila a marzo 2023), Microsoft (1.000 già a settembre 2022 e poi 10mila a gennaio 2023), e ancora Google con l’annuncio di 12mila addetti da cancellare. Solo Apple ha resistito, con Tim Cook che si è calato lo stipendio ma ha bloccato le nuove assunzioni. E allora, che brutta fine questi corsari del web. Come aveva fatto scrivere Steve Jobs sulle magliette che indossavano quelli del suo team che avrebbe intentato il Macintosh, «meglio essere pirati che marinai», ma questi ultimi però, di solito, sanno come navigare in acque tranquille. I pirati della tecnologia invece, dopo aver conquistato il mondo, sono stati travolti dalla tempesta, e adesso la fanno pagare a chi li ha seguiti nell’avventura. Perché loro, alla fine, rinascono sempre. Con sempre più soldi in tasca.

 

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