Il Messico ha oltre mille siti contaminati registrati. In molte di queste aree, l’esposizione a sostanze tossiche è quotidiana, ubiquitaria e pervasiva, interessando acqua, suolo e aria. Una parte consistente di questo carico ambientale arriva da oltreconfine: ogni anno tonnellate di rifiuti e materiali industriali provenienti dagli Stati Uniti entrano nel Paese per essere trattati, smaltiti o riciclati.
A documentare la situazione è Marcos Orellana, relatore speciale delle Nazioni Unite su sostanze tossiche e diritti umani, al termine di una missione di undici giorni. Il quadro che emerge è chiaro: standard ambientali deboli e controlli insufficienti hanno permesso all’inquinamento di accumularsi nel tempo. “Dove gli standard sono deboli, il risultato è un inquinamento legalizzato”, ha spiegato al quotidiano inglese Guardian.
I territori esposti
In diversi casi, si tratta di territori dove l’impatto sanitario è evidente: aumento di malattie respiratorie, tumori, complicazioni in gravidanza. Orellana parla di “zone di sacrificio“, espressione usata dalle stesse comunità locali.
Durante gli incontri sul campo, da parte del relatore speciale, una frase è stata ripetuta più volte: vivere in queste condizioni significa non poter contare su una vecchiaia in salute. L’inquinamento entra nella vita quotidiana, dai rubinetti all’aria respirata.
Un caso emblematico resta quello del fiume Sonora, contaminato nel 2014 da una fuoriuscita di circa 40 mila metri cubi di acido solforico, provenienti da una miniera di rame. A distanza di dieci anni, gli effetti non sono risolti.
Acqua e aria sotto pressione
In diverse regioni del Paese, l’inquinamento segue dinamiche ricorrenti. Nel fiume Atoyac, nello stato di Puebla, scarichi industriali continuano a riversare sostanze pericolose. In altri corsi d’acqua, come il Tecate e il Jamapa, sono state rilevate microplastiche.
Nel corridoio industriale di Tula, nello Stato di Hidalgo, impianti siderurgici, cementifici e raffinerie operano accanto a un fiume già compromesso da acque reflue non trattate provenienti da Città del Messico. Qui il carico ambientale è stratificato: scarichi industriali, rifiuti urbani e nuove proposte di importazione di materiali da riciclare.
A Monterrey, uno dei principali poli industriali del Paese, il problema è soprattutto l’aria. I livelli di inquinamento sono tra i più alti del Nord America. I residenti parlano di sintomi diffusi: irritazioni, crisi asmatiche, tosse persistente nei bambini. “Abbiamo imparato a convivere con la malattia”, racconta un’attivista locale. In alcune famiglie, la tosse cronica dei più piccoli è percepita come normalità.
Il flusso dei rifiuti
I dati governativi indicano che dagli Stati Uniti arrivano ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, inclusi materiali pericolosi come le batterie al piombo. A questi si aggiungono plastica, carta e metalli destinati al riciclo.
Una volta attraversato il confine, la tracciabilità non è sempre garantita. Una parte dei materiali finisce in impianti non adeguati o in contesti dove le norme ambientali sono meno stringenti. Secondo Orellana, il consumo e la produzione statunitense trasferiscono così una quota rilevante dell’impatto ambientale in territorio messicano.
Regole e controlli
Le autorità messicane riconoscono criticità nel sistema di regolazione. I limiti alle emissioni industriali risultano in diversi casi superati dai fatti o basati su standard datati. I controlli, finora, non hanno impedito l’accumulo di contaminazione.
Sono in corso interventi per rafforzare il monitoraggio, a partire da nuovi sistemi per individuare con precisione le fonti di emissione industriale, soprattutto nelle aree più critiche come Monterrey. L’obiettivo è attribuire responsabilità in modo diretto e avviare bonifiche.
Sul piano legislativo, è stata presentata una proposta per limitare l’importazione di rifiuti che generano un impatto ambientale superiore rispetto a quello consentito nei Paesi di origine. Il principio è semplice: evitare che differenze normative diventino un incentivo allo spostamento dell’inquinamento.
Un equilibrio da ridefinire
Il tema si inserisce nel quadro più ampio dei rapporti economici tra Messico e Stati Uniti. Le filiere produttive integrate hanno rafforzato l’industria manifatturiera messicana, ma hanno anche concentrato impatti ambientali in specifiche aree del Paese.
La revisione dell’accordo commerciale nordamericano viene indicata come un passaggio decisivo per aggiornare standard e meccanismi di controllo. Senza correttivi, la pressione industriale continuerà a gravare sui territori già esposti. Per le comunità coinvolte, la questione resta concreta e quotidiana: qualità dell’aria, accesso ad acqua sicura, tutela della salute
