19 Febbraio 2026
/ 19.02.2026

Metro C: la Capitale scava nel futuro

Il tratto da Piazza Venezia a Farnesina comprenderà 6 nuove stazioni e sarà pronto in 10 anni: lavori al via. Si sta anche ragionando su ulteriori prolungamenti: da Farnesina a Grottarossa con cinque stazioni aggiuntive e un possibile “sfioccamento” verso Tor di Quinto

Ora la Metro C di Roma riparte davvero. Nella sala della Protomoteca in Campidoglio il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato il progetto per la prossima fase dei lavori, che porterà la linea fino alla Farnesina e apre le porte alla ripresa dei cantieri dopo anni di paralisi.

Da mercoledì 25 febbraio partiranno infatti i lavori della tratta T2, che comprende quattro nuove stazioni — Chiesa Nuova (zona Torre Argentina), Castel Sant’Angelo/Piazza Pia, Ottaviano-Mazzini— e sarà il primo passo operativo verso l’arrivo a nord-ovest della città. Entro luglio la costruzione proseguirà sulla tratta T3 fino ad Auditorium e Farnesina, con l’obiettivo di completare le sei nuove fermate entro il 2036 (un anno prima di quanto preventivato).

L’archeologia non è un vincolo: è valore aggiunto

Nell’immaginario collettivo romano, cantieri e reperti archeologici sono spesso rivali. Ma la Metro C – più di ogni altra infrastruttura sul territorio urbano – ha trasformato questa tensione in opportunità. Le archeo-stazioni inaugurate lo scorso dicembre a Colosseo–Fori Imperiali (interconnessione con la Linea B) e Porta Metronia sono l’esempio più concreto: luoghi di transito che diventano musei sotterranei, dove i ritrovamenti vengono valorizzati e messi in mostra ai viaggiatori.

Non è un caso: su una linea che attraversa il centro storico per oltre 7 km sotto strati archeologici di inestimabile valore, la progettazione ha adottato tecniche che permettono di scavare e preservare al contempo. Dalle strutture murarie romane fino a mosaici e domus imperiali, l’obiettivo è fare della mobilità un ponte tra presente e passato, non un muro che divide i due mondi.

Fino a Farnesina e oltre: l’ossatura della nuova rete

Il completamento della Metro C fino a Farnesina rappresenta un salto qualitativo enorme per la mobilità romana. Quando la tratta da Mazzini a Farnesina sarà realizzata, la linea offrirà un collegamento diretto tra la parte orientale e il quadrante nord-occidentale della città.

Ma c’è di più: non si tratta solo di estendere una linea esistente. Il sindaco ha annunciato che si sta già ragionando su ulteriori prolungamenti:

  • Da Farnesina a Grottarossa: una nuova diramazione (chiamata tratta C2) che allungherebbe la linea verso nord-ovest con cinque stazioni aggiuntive, migliorando la connessione con le aree residenziali e l’ospedale Sant’Andrea.
  • Possibile “sfioccamento” verso Tor di Quinto (tratta T1A), come collegamento supplementare lungo la direttrice settentrionale.

Queste estensioni, per ora in fase di studio o progettazione preliminare, richiederanno risorse aggiuntive e scelte politiche chiare. I costi preventivati per arrivare fino a Farnesina ammontano già a circa 2,5 miliardi di euro: l’ulteriore prolungamento verso Grottarossa richiederà altri stanziamenti.

Come cambia la mobilità di Roma

Il salto con la Metro C è strategico. Le nuove stazioni non solo allungano la linea ma la intrecciano nel sistema urbano:

  • Ottaviano diventerà un nodo d’interscambio con la Linea A, aumentando drasticamente l’efficienza dei percorsi tra nord Ovest e centro.
  • Colosseo–Fori Imperiali, già aperta, è interconnessa alla Linea B, creando un asse metro-metro che mancava da anni nel cuore di Roma.

Insieme alla futura stazione Venezia, destinata a sorgere sotto Piazza Venezia con una profondità di decine di metri e destinata anch’essa all’esposizione dei ritrovamenti archeologici, questa rete sotterranea accresce le connessioni tra centro storico, periferie e nodi di trasporto esistenti.

Tra l’archeologia e il futuro urbano

La storia di Roma insegna che ogni metro scavato può celare un pezzo di civiltà. E ogni metro di metropolitana completato racconta una città che prova a conciliare passato e futuro, flussi quotidiani e tutela del patrimonio.

Con i cantieri aperti e la prospettiva di ulteriori estensioni, la Metro C è diventata molto più di una linea: è l’ossatura di una rete integrata che potrebbe, finalmente, ridisegnare la mobilità di Roma. Ci vorranno anni — forse un decennio —, ma l’architettura sotterranea che emerge non è solo ingegneria, è visione urbana.

Gli altri tasselli: cosa può accadere alle linee A e B

Il potenziamento della Metro C riaccende poi inevitabilmente il dibattito anche sugli sviluppi delle altre linee storiche. Per la Linea A, da anni si discute di un possibile prolungamento oltre Battistini verso il quadrante nord-ovest, ipotesi che alleggerirebbe la pressione sul traffico di superficie e migliorerebbe la connessione con aree densamente abitate oggi servite quasi esclusivamente da autobus.

Sul fronte opposto, resta sul tavolo anche l’idea di estendere la linea oltre Anagnina per intercettare i flussi provenienti dall’hinterland sud-est. La Linea B, invece, guarda sia a nord sia a sud: tra le prospettive più citate figurano l’allungamento oltre Rebibbia e il rafforzamento del ramo B1. Progetti che richiedono risorse consistenti e tempi lunghi, ma che delineano un obiettivo chiaro: trasformare la rete metropolitana romana da sistema frammentato a vera infrastruttura portante della mobilità urbana.

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