Come il colesterolo che ostruisce un’arteria: sono bastati pochi anni perché le cozze “quagga” colonizzassero in modo massivo i cinque chilometri di condotte sotto l’Istituto federale svizzero di Tecnologia di Losanna. I tecnici se ne sono accorti quando era già tardi, la scorsa estate. La potenza di alcuni scambiatori di calore era scesa di un terzo, soffocata da una massa di gusci triturati; l’aria condizionata arrancava, e gli edifici, ched’estate non avrebbero dovuto superare i 24 gradi, non scendevano sotto i 26-27. L’invasione era entrata dai tubi che pescano acqua fredda a 75 metri di profondità nel Lemano, il lago di Ginevra, per raffreddare gli impianti.
Formano tappeti densissimi
Le cozze quagga sono piccoli bivalvi d’acqua dolce invasivi, originari del Mar Nero e del Mar Caspio. Il loro nome scientifico è Dreissena rostriformis bugensis. Si attaccano a qualunque superficie dura tramite filamenti (bissus), formano tappeti densissimi, filtrano grandi volumi d’acqua per mangiare il fitoplancton. A parte l’Istituto, qualunque attività che usa acqua profonda è nel mirino: i sistemi di pompaggio e filtrazione per l’acqua potabile a Ginevra e Losanna, l’aeroporto collegato alla stessa rete di raffreddamento, le infrastrutture lungo le rive.
In superficie, il Lemano appare immutato, con le montagne innevate che si tuffano nell’acqua scura. Sotto, però, l’ecosistema è stato ridisegnato completamente. Una catena calata sul fondo risale dopo poche settimane ricoperta di mitili. Le spiagge sono disseminate di gusci taglienti, i fondi delle barche vanno raschiati ogni pochi mesi. Lumache, gamberetti e molluschi autoctoni sono scomparsi. Secondo gli esperti, per il lago di Ginevra ormai non c’è più nulla da fare, ogni spazio è occupato dalle cozze fino a 250 metri di profondità, un ambiente quasi anossico dove poche forme di vita resistono.
Il crollo delle popolazioni ittiche
Originarie dell’area ponto-caspica, le quagga si sono diffuse lungo le rotte marittime: hanno colonizzato dal 1989 i Grandi Laghi nordamericani diventando la forma di vita dominante, fino a costituire oltre il 99% della biomassa degli invertebrati in alcune acque, contribuendo al crollo delle popolazioni ittiche e ricoprendo relitti centenari.
La loro presenza è stata segnalata di recente anche in Irlanda del Nord. In Svizzera sono state rilevate dal 2014, con densità record nel Lemano: in media 4.000 esemplari per metro quadrato, con picchi oltre 35.000. Nel 2022 il 98,9% dei campioni era quagga; nel 2024, il 100%. Ognuna filtra fino a due litri d’acqua al giorno, divorando il fitoplancton alla base della catena trofica: meno cibo per i microcrostacei, meno prede per i pesci, un colpo al lavoro dei 120 pescatori professionisti del lago. L’acqua diventa più limpida, la luce penetra più a fondo, le acque si scaldano in profondità: aumentano le fioriture di cianobatteri tossici, mentre il rimescolamento guidato dall’aria fredda non avviene più dal 2012.
Una volta entrate, non esiste cura: si può solo evitare la colonizzazione di altri bacini pulendo meticolosamente barche e attrezzi. Dopo millenni di stabilità, il Lemano vive un cambiamento rapido e irreversibile. La natura potrebbe adattarsi, qualche pesce potrebbe imparare a nutrirsene, ma il lago non tornerà com’era.
