In appena due ore l’enorme villa abusiva del boss è diventata un cumulo di macerie sotto i colpi di tre grandi ruspe gialle. Da simbolo del potere camorrista e dell’ignavia amministrativa, a simbolo del riscatto che non gira la testa. Rione San Francesco di Napoli, case popolari anni ‘50 realizzate sulla Collina di Capodichino, grazie ai fondi del programma ERP (European Recovery Program) meglio noto come Piano Marshall. Doveva rispondere all’emergenza abitativa nella città di Napoli, la più bombardata d’Italia, ma nacque senza servizi né attività produttive. E negli anni è diventato luogo di abusivismo edilizio e illegalità, tra degrado e abbandono, riempito del potere camorrista.
Al centro, quasi monumento di questo potere, l’enorme villa abusiva, più di 550 metri quadrati, del boss camorrista Salvatore Botta, esponente del “cartello” Licciardi-Contini-Mallardo dell’Alleanza di Secondigliano contrapposta al clan Mazzarella, da tempo in carcere al 41bis. Ma la “famiglia” è ancora attivissima, come dimostra la recente inchiesta che ha svelato condizionamenti criminali nella gestione dell’ospedale San Giovanni Bosco.
L’area ospiterà un “monumento alla legalità“
La vicenda della villa dimostra il loro potere. L’immobile, realizzato in totale assenza di titolo edilizio, risale a più di 40 anni fa. Una prima richiesta di condono risale addirittura a al 1986. Da allora altre richieste, l’ultima respinta nel 2025 e consegnata al boss in carcere, e poi ricorsi e controricorsi, e molte “amnesie”. Ora sono rimaste solo macerie. Una volta rimosse l’area ospiterà un “monumento alla legalità”. I grandi ambienti ospitavano il lusso e la pacchianeria tipiche della camorra: pavimenti in marmi pregiati, porte in radica di noce, vasche idromassaggio, caminetti, sauna, maxicucina, un garage con officina e auto di lusso, cantina con oltre mille bottiglie delle migliori etichette, casseforti blindate in quasi tutte le stanze, enormi lampadari, quadri e, appeso a un muro, perfino un diploma di “boss migliore al mondo”, e all’esterno un giardino con forno e barbecue. Tutto su suolo pubblico.
Un progetto generale di risanamento abitativo
A riuscire finalmente a eliminarla è stato un lavoro di squadra attuato da Acer Campania, l’Agenzia regionale per l’edilizia residenziale, con il sostegno del Ministero dell’Interno, della Prefettura e della Questura di Napoli, della Procura, della Regione e del Comune. Davvero una “squadra Stato”, necessaria quando si ha a che fare che queste vicende. Che non si limitano all’abbattimento della villa del boss. Questa è la “ciliegina sulla torta” di un progetto generale di risanamento abitativo, strutturale e di legalità dell’intero rione San Francescoche sta cambiando volto grazie a un investimento di 42,6 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr.
Sono stati demoliti più di 600 manufatti abusivi che occupavano tutti gli spazi destinati a verde e servizi, anche con attività commerciali e artigianali e box auto. Oltre 100 alloggi occupati abusivamente sono stati liberati spontaneamente grazie al programma di accompagnamento, allontanando nuclei irregolari collegati a contesti criminali. E si sta creando un nuovo assetto residenziale. Un intervento che ha interessato complessivamente 12 fabbricati, per un totale di 288 alloggi e altrettante famiglie: tre edifici sono stati demoliti secondo le previsioni iniziali, mentre ulteriori tre fabbricati sono stati demoliti e ricostruiti a seguito di criticità statiche emerse in fase operativa, “se non fossimo intervenuti sarebbero collassati”, sottolineano all’Acer. I restanti sei edifici sono stati interessati da interventi di ristrutturazione.
Due nuovi edifici
A completamento del nuovo assetto, sono inoltre in via di realizzazione due edifici di nuova costruzione. Ora l’abbattimento della villa del boss completa l’opera. Ma non è stato facile, come ricorda David Lebro, presidente dell’Acer. “Per troppo tempo si sono chiusi troppi occhi. Ora ci siamo riusciti perché abbia costituito una squadra che ha funzionato, un modello. Ha vinto lo Stato ma soprattutto ha vinto Napoli perché in questa azione nessuno ci ha sostituito”.
