28 Febbraio 2026
/ 27.02.2026

Nasce la prima Scuola Slow Food per produrre castagne

Sulla Montagna Pistoiese parte a marzo un campus esperienziale dedicato alla castanicoltura

La montagna non si salva con la nostalgia. Si salva con competenze, lavoro e visione. È da questa idea che prende forma, tra marzo e dicembre 2026, la prima scuola della Rete Slow Food dei castanicoltori, un campus esperienziale dedicato alla castanicoltura e all’imprenditorialità sociale che si svolgerà a San Marcello Piteglio, nel cuore della Montagna Pistoiese.

L’iniziativa è promossa da Anci Toscana, dal Gal MontagnAppennino e da Slow Food Italia con un obiettivo preciso: trasformare il castagneto da simbolo del passato a leva concreta di sviluppo ambientale, economico e sociale.

Sei moduli per rimettere radici

Il percorso si articola in sei moduli in presenza – con possibilità di partecipazione anche online – e combina lezioni teoriche, laboratori pratici, visite nei castagneti e nelle aziende del territorio, incontri con produttori, tecnici, enti di ricerca e amministratori locali. Non un corso accademico tradizionale, ma un’esperienza immersiva pensata per chi vuole costruire un futuro professionale legato alla montagna.

La platea è ampia: giovani, disoccupati, aspiranti imprenditori, operatori del settore agricolo, agrituristico e dell’accoglienza rurale. Il numero massimo è fissato a 25 partecipanti, con rilascio di attestato finale. La quota di iscrizione è di 400 euro comprensivi di vitto e alloggio, oppure 250 euro con il solo vitto.

L’obiettivo non è solo insegnare a curare un castagneto. È formare figure capaci di gestire in modo sostenibile il bosco, trasformare il prodotto castanicolo, sviluppare servizi turistico-ricettivi e costruire modelli di impresa sociale radicati nella filiera della castagna.

Una filiera che vale territorio

La scelta della Toscana non è casuale. La regione è la seconda in Italia per importanza dei castagneti da frutto dopo la Campania: ospita il 18% delle aziende castanicole nazionali e il 20% delle superfici. Proprio qui è nato recentemente il Distretto rurale castanicolo regionale, segno che la castagna non è un prodotto di nicchia folkloristica ma un asset economico con potenzialità ancora in parte inespresse.

Il castagno, del resto, è molto più di una coltura. È presidio ambientale, tutela del suolo, biodiversità, paesaggio. La gestione attiva dei boschi contribuisce alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla riduzione del rischio incendi. In territori fragili e soggetti a spopolamento, il ritorno a una cura strutturata del castagneto può significare lavoro stabile e comunità più coese.

Impresa sociale e transizione ecologica

Slow Food inaugura con questo progetto la prima Scuola della Rete dei castanicoltori, con l’ambizione di contrastare l’abbandono delle aree interne e valorizzare i mestieri legati al bosco. La castanicoltura viene letta come pratica agricola contemporanea, capace di dialogare con la crisi climatica e con le nuove economie della montagna.

Non si tratta solo di produrre farina o marroni di qualità. Si tratta di costruire filiere corte, servizi educativi, turismo esperienziale, trasformazione artigianale, reti tra produttori. In altre parole: creare reddito mantenendo vivi i territori.

Il campus è realizzato con il contributo della Fondazione Caript e rientra tra le attività della Scuola di Montagna, iniziativa di alta formazione gestita da Anci Toscana e dal Gal MontagnAppennino nell’ambito della Londa School of Economics, progetto di LAMA Impresa Sociale sostenuto anche dai fondi dell’Otto per Mille Valdese.

Una scommessa contro lo spopolamento

La montagna italiana perde abitanti da decenni. Le aree interne soffrono carenza di servizi, lavoro discontinuo, infrastrutture deboli. Ma possiedono patrimoni ambientali e culturali che, se gestiti con competenza, possono diventare fattori competitivi.

Rilanciare il castagno significa investire su un’identità produttiva radicata, aggiornata alle esigenze contemporanee: sostenibilità ambientale, inclusione sociale, innovazione gestionale. In un’epoca in cui si parla molto di transizione ecologica, la sfida è tradurre le parole in mestieri.

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