Il marine litter, i rifiuti che finiscono in mare, è un problema crescente. Secondo il Programma ambiente delle Nazioni Unite ogni anno tra 19 e 23 milioni di tonnellate di plastica finiscono in laghi, fiumi e oceani in tutto il mondo. Una cifra destinata quasi a triplicare entro il 2040 se non si inverte la rotta. A scattare una fotografia aggiornata di questa emergenza è l’indagine Beach Litter 2025 di Legambiente. L’iniziativa ha coinvolto 63 spiagge in 13 regioni, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. E i dati raccolti sono tutt’altro che rassicuranti.
Su un’area complessiva di quasi 197.000 mq, sono stati catalogati oltre 56.000 rifiuti: una media di 892 oggetti ogni 100 metri lineari di spiaggia. Ma ciò che preoccupa ancora di più è il peggioramento delle condizioni generali: il 28% delle spiagge monitorate è stato classificato come “sporco” o “molto sporco” secondo il Clean Coast Index, un indicatore internazionale. Nel 2024, la percentuale era solo del 6,6%.
A ridursi sono invece le spiagge virtuose: quelle classificate come “molto pulite” passano dal 42% al 27%, e le “pulite” dal 24,2% al 14%. Un’inversione di tendenza che lancia un chiaro segnale: gli sforzi finora compiuti non bastano.
La plastica domina incontrastata
A dominare tra i materiali raccolti c’è sempre lei: la plastica, che rappresenta il 77,9% del totale dei rifiuti trovati. Seguono, a grande distanza, vetro e ceramica (8,3%), carta e cartone (4,3%), metalli (3,6%) e legno (2,4%).
Tra i rifiuti plastici più diffusi, spiccano i prodotti monouso come bottiglie, stoviglie, tappi, cannucce e imballaggi vari, che da tre anni dovrebbero essere banditi dalla direttiva europea Sup (Single Use Plastics). Eppure, nonostante la normativa, questi oggetti rappresentano ancora il 40,5% di tutti i rifiuti censiti.
Nel dettaglio, la classifica dei rifiuti più frequenti vede ai primi posti: pezzi di plastica tra i 2,5 e i 50 cm, tappi e coperchi, frammenti di polistirolo, salviette umide, materiali da costruzione, bottiglie per bevande, buste di plastica e mozziconi di sigaretta, quest’ultimi ancora sorprendentemente diffusi: una media di 7 ogni 10 metri.
Il paradosso dei divieti che non funzionano
Non mancano poi altri “storici” nemici dell’ambiente costiero, come i cotton fioc in plastica, che pure sono vietati in Italia dal 2019 ma rappresentano ancora il 5,6% del totale dei rifiuti rilevati.
Guardando ai soli oggetti coperti dalla direttiva Sup, il 33,2% è costituito da bottiglie e contenitori in plastica (inclusi tappi e anelli), il 18,6% da mozziconi di sigaretta, il 13,8% da cotton fioc, il 12,1% da stoviglie usa e getta, e l’11,9% da reti e attrezzi da pesca in plastica.
Il marine litter non è solo un problema ambientale. È una minaccia concreta per la biodiversità, per la pesca, per il turismo, per l’equilibrio degli ecosistemi marini.