15 Aprile 2024
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Nuova rivoluzione tecnologica metterà nell’ombra Google e ChatGPT

Jeff Bezos sarà pure in una dorata pensione in Florida, ma il fiuto per gli affari non gli è mai mancato. Perplexity AI è la nuova parola d’ordine: rispondere rapidamente per traviare la ricerca.

Nel 1998, per esempio investì 250.000 dollari in una start-up fondata da due studenti di Stanford che avevano creato un nuovo motore di ricerca: Google. Questo investimento si rivelò un successo economico straordinario quando nel 2004 si mise sul mercato, rendendogli una quota di 280 milioni. Che sarebbero diventati diversi miliardi se poi avesse deciso di tenersi le quote. Recentemente il fondatore di Amazon ha partecipato a un investimento di 74 milioni di dollari in Perplexity, una start-up di San Francisco che utilizza l’intelligenza artificiale per rispondere alle richieste degli utenti. Una piattaforma che è diventata in breve tempo antagonista di ChatGPT, ma che soprattutto sta creando preoccupazioni proprio in Google, vicina al rischio di diventare improvvisamente obsoleta. Ma come funziona Perplexity AI? Si tratta di un servizio basato sull’intelligenza artificiale generativa che cerca di offrire risposte dirette alle domande degli utenti senza la necessità di cliccare sui link dei risultati di ricerca. In pratica, la differenza con ChatGPT è che restituisce alle richieste un testo completo di accesso alle fonti, in modo che l’utente sappia da dove sono state prese le informazioni e le possa controllare. Aravind Srinivas, il CEO dell’azienda, è fiducioso di poter cambiare il modo in cui le persone cercano informazioni online, ma soprattutto che potrà rovesciare l’egemonia di Google offrendo un’alternativa più intuitiva e diretta.

Il successo iniziale di Perplexity e l’interesse da parte di importanti figure del settore tecnologico, come Jensen Huang di Nvidia e Tobi Lütke di Shopify, per il momento non hanno scalfito il successo economico di Google, in costante aumento. Eppure, incidenti ripetuti dal lancio di Gemini, la risposta AI di Big G (che è diventata un caso quando ha prodotto l’immagine di un nazista di colore), ha messo davanti il colosso tecnologico a problemi di bassa qualità e spam che compromettono l’esperienza dell’utente. E soprattutto le continue modifiche degli algoritmi che comandano i risultati delle ricerche degli utenti, con la presenza nelle prime posizioni di contenuti sponsorizzati o di scarsa utilità solo per l’alto numero di clic provocato da un utilizzo spregiudicato del Seo, sta generando malumore generale. Insomma: il pericolo è concreto, visto che Perplexity AI si basa invece su risultati certi e verificabili. La piattaforma, inoltre, non ha pubblicità e chiede utenti 20 dollari al mese di abbonamento per una versione “Pro” più potente. La sfida è lanciata la società di ricerca Gartner prevede già che il numero di ricerche su internet diminuirà del 25% entro il 2026 proprio a causa dell’arrivo dell’AI generativa. «Il business più potente e redditizio nella storia del capitalismo sta venendo interrotto, perché tutti noi vogliamo recuperare il nostro tempo e non vogliamo più essere sfruttati», ha detto Srinivas. Praticamente è la rivoluzione.

 

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