27 Gennaio 2026
/ 26.01.2026

Ogni clic ha un prezzo ambientale

Un calcolatore digitale rivela quanto le nostre ricerche consumano risorse e gravano sugli ecosistemi

Aprire una pagina web sembra innocuo, eppure ogni visita genera 0,249 grammi di CO₂ e consuma 0,0011 litri d’acqua e 0,62 Wh di energia. Singolarmente sono numeri piccoli, ma moltiplicati per miliardi di ricerche mensili diventano dati rilevanti: 9.000 visite al mese consumano 10 litri d’acqua, sufficienti a sostenere la vita di una scimmia cappuccino per 77 giorni, e producono CO₂ che un albero nella foresta amazzonica impiegherebbe 41 giorni per assorbire. Questi calcoli derivano dal calcolatore Digital Impact for Species, sviluppato dalla University of Exeter con Madeby.studio, e sono riportati in dettaglio nei comunicati ufficiali del progetto.

Numeri digitali, effetti reali

La rete web mondiale rappresenta il 3,7% delle emissioni globali di CO₂ (più del trasporto aereo). E se fosse uno Stato sarebbe il quarto maggiore emettitore al mondo. Il calcolatore di Exeter analizza ogni sito web valutandone la struttura tecnica, dalle immagini ai video, dai testi ai font, e verifica se l’hosting è alimentato da energia rinnovabile o combustibili fossili, utilizzando i dati della Green Web Foundation.

Per ogni pagina visitata, il sistema calcola l’energia richiesta per trasmettere e processare i dati, l’acqua impiegata per raffreddare i server e la CO₂ generata.

Confronti con la natura

Il punto di forza dello strumento sta proprio nella conversione dei dati in equivalenze naturalistiche. L’energia consumata da un sito corrisponde al fabbisogno energetico di piccoli animali impollinatori, mentre l’acqua utilizzata per i data center si legge in relazione alla sopravvivenza di specie animali e vegetali. Ogni byte trasferito ha un costo concreto. La traduzione dei dati digitali in impatto sulla natura permette di visualizzare le conseguenze reali delle nostre abitudini online.

Ridurre l’impatto digitale

Diminuire l’uso di Internet riduce l’impronta ambientale, ma la vera responsabilità è di chi gestisce i siti. Siti più leggeri, con meno immagini e video superflui, strutture semplici, codice ottimizzato e hosting su fonti rinnovabili riducono consumi ed emissioni. Ottimizzare la navigazione e velocizzare le pagine permette agli utenti di trovare ciò che cercano senza generare traffico inutile. Ogni intervento tecnico ha un effetto diretto sulla riduzione dell’impatto sulla natura, traducendo la responsabilità digitale in azione concreta.

Internet continua a essere percepito come uno spazio immateriale, ma ogni byte trasferito richiede infrastrutture fisiche e risorse concrete. Comprendere questo legame è il primo passo per rendere Internet più sostenibile, trasformando dati tecnici in numeri che possiamo leggere, capire e, soprattutto, ridurre.

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