23 Febbraio 2026
/ 23.02.2026

Olimpiadi a Roma nel 2040?

Ora Roma ci riprova. Si ricandida con consensi potenzialmente consistenti: in città c’è un’atmosfera diversa rispetto ai tempi dell’opposizione a prescindere. Il nodo è il come, non il se

Le Olimpiadi rappresentano lo straordinario, il mito, il sogno. Per una volta, non si tratta di un’iperbole: i giochi olimpici sono per definizione fuori dall’ordinario. l’attenzione si concentra su questo aspetto: non potrebbe essere diversamente durante l’evento. Ma il prima – la scelta del luogo e la sua preparazione – è molto più lungo del durante ed è più difficile fissare le regole.

Fino a qualche decennio fa queste regole, le regole del prima, somigliavano alle regole del durante: citius, altius, fortius. Non solo gli atleti: tutta la macchina produttiva doveva correre più veloce, più in alto e più forte. Strade più larghe, edifici più alti, primati edilizi da battere. È stata la lunga stagione degli eccessi.

E siccome il conto complessivo degli eccessi, dettati dal primato della quantità sulla qualità,continua a salire – lo misuriamo alluvione dopo alluvione, siccità dopo siccità – da qualche Olimpiade abbiamo cominciato a ragionare in maniera diversa. Si presta più attenzione all’impatto ambientale delle opere; ci si preoccupa di più del dopo, di cosa succederà a chiusura dei giochi; si guarda a quello che resterà, che durerà nel tempo.

Dunque le Olimpiadi – intese come preparazione – hanno avuto nel tempo una doppia faccia che spiega il perché di un doppio atteggiamento: c’è una tifoseria che le considera una dannazione e una tifoseria che le vuole a qualunque costo. Ma il tifo ha un senso durante le Olimpiadi, non prima. Prima appare opportuno usare la logica, cioè collegare il giudizio a una valutazione di merito.

Opporsi a prescindere non ha senso per due ragioni. La prima è che vorrebbe dire dichiarare la collettività incapace di un’azione comune positiva, certificare l’impossibilità di migliorare il nostro modo di stare assieme. La seconda ragione è la situazione in cui ci troviamo, una situazione che non permette lo stallo: il livello di disagio e di inquinamento prodotto in decenni di politiche urbanistiche dissennate non può essere subìto, richiede un’azione correttiva vigorosa.

E ovviamente non ha nemmeno senso schierarsi a favore delle Olimpiadi a prescindere. Ecco perché la candidatura avanzata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri per le Olimpiadi del 2036 o del 2040 sta ottenendo un buon credito a livello istituzionale: in molti si dichiarano interessati a vedere quali carte può calare sul tavolo la Capitale. Sono arrivati segnali di apertura dalla Regione Lazio (come possibile occasione di sviluppo e valorizzazione del territorio), dal governo (il ministro per lo Sport ha proposto un lavoro condiviso tra esecutivo, enti locali e organismi sportivi), dal Coni (con una linea prudente e dialogante).

È confortante vedere che dalla stagione della guerra di religione tra favorevoli e contrari si sta passando a un approccio che mette al centro il merito della questione: l’evento può rappresentare una leva di rigenerazione urbana e infrastrutturale? Quali sono le analisi di fattibilità, la sostenibilità economica, l’eredità per la città?

Roma dispone di un patrimonio sportivo e logistico importante. Impianti esistenti, strutture storiche, capacità ricettiva, visibilità globale. Elementi che potrebbero ridurre l’impatto di nuovi interventi e permettere di concentrare gli sforzi sul miglioramento della qualità delle reti e delle strutture in larga parte esistenti. Le nuove linee guida internazionali privilegiano infatti il riuso delle infrastrutture, il contenimento dei costi e la legacy sociale. Meno opere simboliche e più investimenti utili anche dopo l’evento. Un terreno sul quale Roma potrebbe presentarsi con argomenti convincenti, valorizzando ciò che già esiste e pianificando interventi mirati su mobilità e servizi.

Il passaggio decisivo resta la costruzione di un dossier tecnico dettagliato, capace di rispondere alle domande chiave: costi, governance, sostenibilità ambientale, benefici economici. È qui che si giocherà la partita vera: le Olimpiadi possono diventare un acceleratore di trasformazioni urbane se accompagnate da programmazione rigorosa e controllo dei costi. Roma sembra oggi muoversi verso l’obiettivo della rigenerazione delle periferie, del potenziamento del trasporto pubblico, della riqualificazione degli impianti. Cominciare a lavorare in questa direzione è già vincere una medaglia.

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