3 Febbraio 2026
/ 3.02.2026

Oulu e Trenčín capitali europee della cultura (e del clima)

Capitali europee della cultura 2026: ecco come festival, performance e progetti artistici cambiano le città e creano legami con le comunità locali e con il contesto climatico

Nel 2026 l’Europa sceglie due Capitali della cultura e affida loro un compito comune: mostrare come la cultura possa incidere sul modo di abitare i territori. Le città sono Oulu, nel nord della Finlandia, e Trenčín, in Slovacchia. Diverse per dimensione, latitudine e storia, accomunate da una stessa domanda di fondo: che cosa resta, quando l’anno delle celebrazioni finisce?

Oulu ha aperto l’anno con un grande festival inaugurale a gennaio; Trenčín ha preso il testimone da febbraio, con un programma che si estende fino alla fine dell’anno. Due calendari distinti, due impostazioni diverse, un unico quadro europeo.

Oulu: la cultura come infrastruttura climatica

Situata nell’Ostrobotnia settentrionale, Oulu – 215 mila abitanti – ha costruito il suo programma coinvolgendo 39 Comuni e centinaia di artisti europei. Il filo conduttore è dichiarato fin dal motto: “cambiamento climatico culturale“. Qui la cultura è chiamata a misurarsi con le grandi questioni globali — sostenibilità, resilienza, inclusione — senza restare nel perimetro dell’evento.

Tra le produzioni di punta c’è Climate Clock, una serie di opere permanenti che intrecciano arte, scienza e natura per rendere visibile il tempo delle scelte ambientali. Accanto, progetti dedicati alla cultura Sami e installazioni multimediali come Layers in the Peace Machine, che affronta il tema della pace come processo dinamico. Il centro città, durante il festival di apertura dal 16 al 18 gennaio, si è trasformato in un villaggio culturale diffuso.

Trenčín: lavorare sui legami

A oltre duemila chilometri di distanza, Trenčín sceglie un’altra scala. La città slovacca conta poco più di 54 mila abitanti ed è l’ottava del Paese. Sorge nella valle del Váh, a circa un’ora da Bratislava, dominata da un castello medievale noto anche per un’iscrizione romana del 179 d.C., a lungo considerata la più settentrionale dell’Europa centrale.

Il programma 2026 ruota attorno alla “curiosità”, intesa come pratica quotidiana: tra passato e futuro, tra spazi pubblici e vita privata. Il castello diventa sede di mostre di arte contemporanea, mentre festival e installazioni si distribuiscono lungo il fiume, nei ponti riconvertiti, nelle case dei cittadini. Eventi come il Festival delle arti luminose, Garage per la musica emergente e Altofest trasformano l’intera città in un dispositivo culturale aperto.

Dopo il titolo

Trenčín è la seconda città slovacca a ottenere il riconoscimento dopo Košice nel 2013, un precedente che ha lasciato infrastrutture culturali durature. “Ricevere questo titolo è un momento storico, ma ancor di più è un’opportunità di trasformazione per la nostra città, la nostra regione e le persone che ci vivono”, ha dichiarato il vicesindaco Patrik Žák.

È lo stesso obiettivo che guida Oulu, seppure con strumenti diversi. Il programma delle Capitali europee della cultura, nato nel 1985, continua a funzionare quando smette di produrre solo eventi e inizia a incidere sui territori.

Nel 2026 Oulu e Trenčín raccontano un’Europa plurale, che prova strade diverse per tenere insieme cultura, comunità e futuro.

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