C’è un paradosso tutto romano che si ripete ogni anno sotto le feste di Pasqua: la città si svuota e si riempie contemporaneamente. Da un lato, decine di migliaia di romani caricano l’auto e prendono la via dei Castelli, del lago o del mare. Dall’altro, altrettanti viaggiatori arrivano da ogni angolo del mondo per vedere il papa in piazza San Pietro, fare la fila ai Musei Vaticani, mangiarsi un carciofo alla giudia in qualche trattoria di Trastevere.
Quest’anno Roma ha visto quasi mezzo milione di turisti per il ponte pasquale, con oltre 1,2 milioni di pernottamenti complessivi. Una crescita rispettivamente del 2% e dell’1,3% rispetto al già altissimo dato del 2025, anno del Giubileo. Numeri che fanno riflettere, soprattutto perché arrivano in un momento in cui il quadro geopolitico internazionale non è certo dei più tranquilli.
Quando i record battono il Giubileo
Il trend positivo era già visibile all’inizio dell’anno. Tra gennaio e febbraio si erano registrati circa 1,76 milioni di arrivi e quasi 4 milioni di presenze nelle strutture ricettive romane, in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025. Una traiettoria che il ponte pasquale ha confermato e rafforzato, nonostante le difficoltà dello scenario internazionale.
Il grande punto interrogativo di questa Pasqua si chiamava Medio Oriente. La crisi in corso ha avuto conseguenze dirette sul sistema dei trasporti aerei: la chiusura di alcuni hub internazionali, Dubai e Doha in testa, ha generato cancellazioni a catena e costretto molti viaggiatori a rivedere i propri piani. Alcune settimane fa le previsioni erano più cupe, con stime che ipotizzavano decine di migliaia di arrivi in meno rispetto alle aspettative iniziali.
Alla fine, però, la realtà è stata diversa. Il calo di turisti dalle aree colpite dalla crisi è stato in buona parte compensato da un aumento dei viaggiatori italiani, e la città ha tenuto. A sostenere i numeri ha contribuito anche il potenziamento delle rotte aeree su Fiumicino, con nuovi collegamenti verso Stati Uniti e India pensati proprio per sopperire alla flessione dei flussi mediorientali. Nelle giornate di punta — venerdì 3 e lunedì 6 aprile — lo scalo ha movimentato oltre 160 mila passeggeri al giorno.
I romani in fuga: Castelli esauriti, trattorie piene
Mentre la città si riempiva di forestieri, i romani la svuotavano con altrettanto entusiasmo. La tradizione della gita fuori porta a Pasquetta è rimasta intatta, anzi quest’anno ha visto numeri da primato. I Castelli Romani, Tivoli e il lago di Bracciano si confermano le destinazioni preferite per godersi il primo caldo senza il caos del centro storico.
In provincia la situazione era già segnata da giorni: agriturismi e ristoranti avevano fatto il pieno con largo anticipo, con il 90% dei locali esauriti sia a Pasqua che a Pasquetta. A Roma invece diversi ristoranti hanno scelto di restare chiusi il lunedì dell’Angelo, per garantire un giorno di riposo al personale dopo la lunga stagione di lavoro. Una scelta sempre più diffusa, e sempre più apprezzata dalle associazioni di categoria. Per chi ha trascorso la festa in casa, la tavola ha comunque tenuto banco: il pranzo pasquale si è confermato un rito collettivo con una media di sei commensali a famiglia.
Alberghi nuovi, chef stellati e una città sempre più attrattiva
Il settore alberghiero romano continua a investire, e i risultati si vedono. Quest’anno ha aperto i battenti l’hotel Corinthia, l’ultimo cinque stelle ad affacciarsi sulla scena della Capitale, con lo chef Carlo Cracco a firmare la proposta gastronomica. Non è un segnale isolato: Roma è diventata un mercato sempre più ambito per i grandi gruppi alberghieri internazionali, che la vedono come una piazza in crescita strutturale.
Gli americani continuano a sceglierla come tappa obbligata dei loro tour europei, e il mercato nordamericano nel complesso mostra una solidità che poche altre destinazioni possono vantare. Crescono anche i flussi dal Giappone e, a sorpresa, da Israele, nonostante la situazione nella regione.
A fare da cornice a tutto questo, il meteo ha dato una mano. La domenica di Pasqua ha regalato una giornata di sole pieno, con temperature vicine ai 23 gradi e nessuna nuvola all’orizzonte. Un dettaglio tutt’altro che secondario per una città che vive moltissimo all’aperto, tra piazze, terrazze e passeggiate lungo il Tevere.
Il saldo finale di questa Pasqua 2026 è dunque positivo, e non solo in termini numerici. Roma ha dimostrato ancora una volta di saper reggere l’urto delle crisi internazionali, di compensare le perdite su un fronte con i guadagni su un altro, e soprattutto di saper trasformare ogni festa in uno spettacolo che il mondo vuole ancora vedere. Che sia per la fede, per l’arte o per un piatto di cacio e pepe, la Città Eterna continua a non deludere.
