19 Luglio 2024
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Cultura, Società

Pensare “oltre le parole”

Comprendere le parole in modo autentico e profondo è un esercizio di raffinatezza che gli abitanti di Bali conoscevano benissimo. «Com’è possibile pensare senza il cuore?», come è possibile arrivare a un dialogo pieno di “compassione” ed “empatia”? Il linguaggio, effettivamente, è un medium incompleto.

Pensare soltanto con il pensiero è come voler arrivare al cielo con una corda corta. Pensare o ascoltare o leggere le parole di un messaggio, di un testo o di una lettera, senza il coinvolgimento del sentire, non garantisce una comprensione profonda e autentica. Ne erano convinti gli abitanti di Bali ai tempi della ricerca etnografica compiuta, nel secolo scorso, da Unni Wikan, antropologa delle Università di Chicago e Harvard, conosciuta per aver portato alla luce, grazie agli studi sul campo, il potere della risonanza.

È possibile, leggendo o ascoltando, andare “oltre le parole” e comprendere, usando i propri sentimenti, quelle idee di base che celano? Sì, grazie alle esperienze comuni, anche tra persone di culture diverse, con l’impegno di ritrovarsi in un altro mondo, in un’altra vita, in una nuova dimensione così evocata. L’esempio che si può fare è quello di due persone appartenenti a religioni diverse, ma accomunate, in un dialogo pieno di compassioneed empatia, dalla stessa sensibilità per discorsi su luoghi sacri, rituali, voti. La naturalezza, ma anche gli sforzi di stabilire un contatto, garantiscono una “pertinenza” che rende più semplice la comunicazione. Se volessimo, invece, pensare al bisogno di affetto, alla ricerca di indizi utili alla comprensione di un sentimento di amore, potremmo avvertire tutta la forza delle parole, esplicite, di un celebre poeta sami: «c’è molto qui per te da trovare e se hai occhi per vedere non avrai bisogno di cercare…» «Com’è possibile – allora – pensare senza il cuore?» domandavano alla ricercatrice i balinesi sconcertati da questa incomprensibile pratica diffusa tra gli “occidentali”. Molto meglio tagliare anche la testa per non incorrere in sbagliate interpretazioni. Altrettanto improponibile era l’uso del linguaggio senza una reale conoscenza dei suoi limiti e degli effetti che esso può produrre. È una questione attuale, che ci introduce alla comprensione delle dinamiche che coinvolgono la nostra vita emotiva, le capacità comunicative, le relazioni, in special modo ai tempi dei social network e della messaggistica. Soprattutto per via dei limiti emersi dalla relativa letteratura.

Il linguaggio non è un medium capace di definirci completamente, né di esprimere la relazione tra la nostra intima essenza e il mondo. Le parole si adattano ad esprimere delle suggestioni, ma «la realtà è indifferente alla descrizione che ne diamo». Allora quali effetti producono parole che sono anche simboli? Il pensare e parlare col cuore sta proprio in questa possibilità di descrivere e di comprendere, ma nella consapevolezza dell’incapacità di rendere esplicita la realtà di sé e dell’altro perché la conoscenza totale ci trascende. Creare una risonanza tra il lettore ed il proprio testo è, anche senza accorgersi, parlare di sé. Un’autobiografia che richiede prudenza, nella logica di un incontro virtuale che è un’esperienza personale, fatta di errori di calcolo e incomprensioni, soprattutto con noi stessi.

 

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