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Cronaca, Politica

Perché la politica deve farsi amare dai giovani

23.04.2024

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Sono i giovani che hanno un problema con la politica, o la politica ad avere un problema con i giovani? Di fatto, il 77% dei giovani giudica insufficiente l’operato dei partiti politici. Le analisi.

Le elezioni europee si avvicinano, e una domanda – una domanda a cui ormai siamo purtroppo abituati – sorge spontanea: quanti giovani non andranno a votare? Perché ormai è chiaro: in Italia i giovani hanno un problema con la politica. O meglio, è la politica ad avere un problema con i suoi giovani.

Secondo il Policy Brief dell’Associazione Italiana per lo sviluppo sostenibile, che ha recentemente analizzato la partecipazione democratica giovanile, il 77% dei giovani giudica insufficiente l’operato dei partiti politici. Un sentimento di insoddisfazione, questo, che si riflette nei numeri di un brutale astensionismo nelle ultime elezioni nazionali, con oltre il 42% dei ragazzi e delle ragazze tra i 18 e i 34 anni che ha optato per il “partito del non voto”. Scenario che si è ripetuto anche nelle Regionali di Lazio e Lombardia, dove si sono recati alle urne rispettivamente il 37,2% degli aventi diritto e il 41,6%. Nemmeno la metà degli elettori. Una tale disaffezione dalla politica, però, non può essere ignorata, né essere ridotta a semplice disinteresse: è, piuttosto, il risultato di un sistema politico che sembra non ascoltare le esigenze e le voci della sua giovane generazione. E, una delle principali cause di questa disconnessione è, secondo gli intervistati da ASviS, la mancanza di rappresentanza all’interno del Parlamento: l’età media di senatori e deputati è infatti di oltre 50 anni.

Un’ulteriore spiegazione di questo scollamento dalla politica, poi, si può rintracciare nella risposta alla seguente domanda: che cosa è stato fatto per i giovani negli ultimi anni? Evidentemente non abbastanza, perché l’Italia di oggi sembra odiare i suoi ragazzi e le sue ragazze. Li critica, chiamandoli “bamboccioni”, ma non consente loro di lavorare; li sfrutta, lasciando che le aziende propongano tirocini non retribuiti o contratti ridicoli o precari. E li deride, perché chiedono a gran voce il salario minimo. Ma i dati parlano chiaro: per citarne solo alcuni, secondo Eurostat, in Italia ci sono 3 milioni di Neet, giovani che non studiano e non lavorano; il 60% dei contratti per gli under 35 sono precari, e il 40% dei lavoratori tra i 20 e i 30 anni guadagna meno di 850€ al mese. Ma i giovani italiani non sono né apatici né indifferenti alla società che li circonda: nel campo del volontariato, secondo ASvis, sono attivi, e dimostrano un forte impegno civico. Lo hanno dimostrato, per esempio, dopo le alluvioni in Toscana ed Emilia-Romagna, quando si sono rimboccati le maniche per dare una mano alle comunità. E lo dimostrano continuamente, quando chiedono di essere ascoltati, di essere rappresentati e di avere la possibilità di contribuire al futuro del proprio Paese. Ma finché queste richieste continueranno ad essere inascoltate, l’astensionismo giovanile rimarrà un sintomo evidente di un sistema politico in crisi.

Credito fotografico: governo.it

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