Ogni giorno entrano nelle nostre case sotto forma di tisane, pomate, integratori. Eppure le piante medicinali e aromatiche – le cosiddette MAP – stanno pagando un prezzo crescente alla crisi climatica, alla perdita di habitat e a una raccolta spesso eccessiva. Nella Giornata mondiale della natura selvatica, dedicata quest’anno proprio a queste specie, Legambiente pubblica il report “Natura selvatica a rischio 2026“, tracciando un quadro che intreccia biodiversità, economia e salute.
In Italia alcune specie simbolo sono in difficoltà. La Gentiana lutea, pianta alpina e appenninica utilizzata per liquori e preparati erboristici, è classificata come “Vulnerabile” o “Quasi minacciata” in diverse aree. In Sardegna la situazione è ancora più delicata, con popolazioni considerate in pericolo. Le proiezioni parlano di una possibile riduzione dell’areale superiore al 50% entro metà secolo in alcune regioni mediterranee. Anche l’Arnica montana e l’Artemisia umbelliformis soffrono per l’aumento delle temperature e per il prelievo intensivo in natura.
Accanto a loro, il Juniperus communis, sfruttato per le bacche aromatiche, la Glycyrrhiza glabra per le radici, la valeriana e l’Hypericum perforatum. La raccolta di parti vitali come radici e rizomi compromette la capacità di rigenerazione delle popolazioni spontanee, soprattutto dove gli habitat sono frammentati o degradati.
Il paradosso è che il settore non è marginale. In Italia le piante officinali muovono oltre un miliardo di euro l’anno. Si contano quasi 9 mila ettari coltivati, circa 130 specie interessate e oltre 400 produttori specializzati. Il Piemonte guida la classifica con 750 ettari, in particolare nell’area di Pancalieri, tra Cuneo e Torino. Ma le concentrazioni naturali più ricche si trovano tra Centro-Sud, isole maggiori, Alpi e Appennini, dove clima e biodiversità favoriscono una straordinaria varietà di specie.
Secondo IUCN in Europa il 31% delle piante officinali è in declino. A livello globale, ricorda la CITES, tra 50 mila e 70 mila specie vengono raccolte per usi medicinali e culturali; quasi 1.300 sono elencate nelle Appendici che regolano il commercio internazionale.
Per Legambiente la strada è chiara: evitare il sovrasfruttamento, uniformare criteri quantitativi e tecniche di raccolta su tutto il territorio nazionale, promuovere filiere tracciabili e certificate. Tra le buone pratiche censite nel 2026 c’è la filiera responsabile dei Monti Ernici, nel Lazio, dove raccolta e trasformazione sono legate a protocolli condivisi e a una gestione attenta degli habitat.
Nel report trova spazio anche il mare. La Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo, è un alleato silenzioso: sequestra carbonio, stabilizza i fondali, migliora la qualità dell’acqua. La sua regressione – fino al 34% in mezzo secolo in alcune aree – è un segnale diretto dello stato di salute delle coste.
Le piante officinali sono infrastrutture ecologiche, cultura locale, reddito per le aree interne. Trattarle come risorsa inesauribile significa compromettere ecosistemi già fragili.
