Un’opera insostenibile sotto il profilo ambientale, economico e normativo. È il giudizio espresso oggi da Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf sul Ponte sullo Stretto di Messina nel corso di una conferenza stampa alla Camera. Le associazioni hanno presentato le azioni legali avviate contro il progetto.
Dal 2003 ad oggi, il progetto del Ponte è stato più volte rilanciato e altrettante volte accantonato, soprattutto per motivi tecnici, finanziari e ambientali. Ma con il governo Meloni l’opera è tornata improvvisamente al centro dell’agenda politica, nonostante – denunciano le associazioni – le criticità siano tutt’altro che risolte.
14 miliardi di motivi per fermarsi
Uno dei dati più impressionanti riguarda la crescita dei costi previsti: la spesa complessiva stimata ha già superato i 14 miliardi di euro. Una cifra colossale, che grava sulle casse dello Stato e che, secondo le associazioni, non trova giustificazione in benefici socioeconomici concreti: “Non è mai stata infatti dimostrata la reale necessità dell’infrastruttura né la sua efficacia nel raggiungere gli obiettivi di sviluppo e connettività”.
Un impatto ambientale devastante
Dal punto di vista ambientale, i danni paventati sono gravi e documentati. Il Ponte andrebbe a interferire con la rete Natura 2000, coinvolgendo aree di altissima sensibilità ambientale sui due versanti dello Stretto. In particolare, si teme un impatto devastante sulla rotta migratoria tra Eurasia e Africa, attraversata ogni anno da milioni di uccelli.
Si aggiungono poi gli effetti sulla fauna marina, con richieste di aggiornamento dei monitoraggi su cetacei, pesci e comunità planctoniche da condurre per almeno un anno prima dell’inizio dei lavori. È del resto la stessa Commissione tecnica Via-Vas a sottolineare questi rischi, avendo imposto ben 62 prescrizioni ambientali al progetto, e riconoscendo che “non è possibile escludere incidenze significative con effetti negativi” su vari siti protetti.
Le tre azioni legali: Tar, Cipess e Commissione Ue
Le associazioni hanno deciso di agire su più fronti. Il primo è quello giuridico, con un ricorso al Tar Lazio depositato il 19 dicembre 2024 da Legambiente, Lipu e Wwf, in cui si chiede l’annullamento del parere favorevole con prescrizioni rilasciato dalla Commissione tecnica. Il ricorso evidenzia “gravi lacune di analisi” e sottolinea come le valutazioni d’incidenza avrebbero dovuto essere parte integrante del progetto definitivo, e non rinviate a fasi successive.
Il secondo fronte è quello amministrativo, con una diffida inviata il 28 febbraio 2025 al Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) per chiedere lo stop dell’esame della documentazione progettuale, segnalando vizi procedurali e mancanza di fasi essenziali del processo autorizzativo.
Infine, il 27 marzo è stato presentato un reclamo alla Commissione Europea, con la richiesta di riaprire la procedura di infrazione precedentemente archiviata. Le accuse sono pesanti: mancato rispetto della Direttiva Vas (Valutazione Ambientale Strategica); violazione delle Direttive Habitat e Uccelli; carenza di un’adeguata valutazione d’incidenza ambientale.
Un’opera fuori dal tempo
“Il governo ha disatteso la normativa comunitaria, oltre che i principi di prevenzione e precauzione alla base delle valutazioni ambientali”, hanno dichiarato le associazioni. “Il Ponte sullo Stretto di Messina è un progetto fuori dal tempo, dannoso per l’ambiente e per i conti pubblici. Va fermato ora, prima che si apra una ferita irreversibile nel cuore del Mediterraneo”.