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Arte, Cultura, Storie

PulcinOvo, l’eco di un passato mai passato

24.06.2024

Pulcinella, “un’idea senza una cosa” immortalata come patrimonio immateriale dell’Umanità. Un’artista napoletano, Pasquale Manzo, lo rivive e ne riporta in luce, con vesti multiformi, la genesi più probabile creando il PulcinOvo. La storia.

Mi hanno sempre colpito i tentativi di definizione di Pulcinella e la sua storia avvolta nel mistero e nei secoli. Mi ha colpito il primo “sì” del Ministero alla candidatura all’Unesco di Pulcinella come patrimonio immateriale dell’Umanità. Mi colpisce sempre la metamorfosi nel tempo di questa maschera, di questo modo di vivere, pensare che è universale e non locale, che attraversa i secoli e le frontiere. Un’artista napoletano, Pasquale Manzo, lo rivive e ne riporta in luce, con vesti multiformi, la genesi più probabile: il PulcinOvo.

«Pulcinella non si definisce. Si sono tentate molte definizioni di lui, ma nessuna è restata, e nessuna sembra soddisfacente», così Benedetto Croce nel 1898. «Essendo mito, questo Pulcinella è atemporale, continuamente nasce e muore, è anzi imparentato con tutto ciò che nasce e muore», ha scritto Giorgio Manganelli nel 1984. Si potrebbe continuare all’infinito, ma quel che colpisce, il classico coup de foudre, nelle opere di Pasquale Manzo è quell’andare oltre ad ogni definizione e profilo, oltre quella “idea senza una cosa” con cui veniva identificata la figura, la filosofia, il ruolo di questa maschera-non maschera: «Pulcinella non è la maschera caricaturale di un uomo. Pulcinella è la caricatura dell’uomo, ecco perché è universale», ha scritto Eduardo De Filippo. Dalla sua storia ammantata di nebbia e mistero, di vita quotidiana  e vessazioni, di illuminanti sotterfugi e filosofiche riflessioni, è maturata in Pasquale Manzo, e lievitata (con quella leggerezza e saggezza che richiamando il latino potremmo dire laevia gravia), la figura amicale, parentale, l’alter Ego moltiplicato e multiforme dell’artista che si è tramutata in forme poetiche e in generatore di visioni il più delle volte giocose e in quel bilico tra sogno e realtà che le rendono uniche, speciali.

Se Pulcinella è un’idea senza una cosa perché non vestire, dare forma, profilo a questa idea… di vita, di poesia, di letteratura e arte? Perché non metterlo in sella allo sgangherato cavallo di don Chisciotte, il Ronzinante o sulla coda di Moby Dick o vestirlo da poeta, da Pinocchio, rivestirlo dell’armatura di Gregor Samsa? L’efficacia delle rappresentazioni (e infinite soluzioni e suggestioni) di Pasquale Manzo, non possono essere misurate in astratto, ma valutate in relazione al contesto attraverso la cultura (e incultura), il tempo storico, le persone, il materiale e l’immaginario, le speranze e i progetti di un territorio, quello di Napoli, del Meridione cui non sfugge la realtà del resto del mondo.
Manzo ha rivestito Pulcinella, ha dato forma ai suoi e nostri sogni e giochi; lo ha nutrito col colorato tuorlo della fantasia e delle evocazioni storico-letterarie; il suo Pulcinovo lo ha messo sul palcoscenico della storia di oggi che è figlia di un passato mai passato. Manzo ha covato l’idea senza la cosa, ha partorito il PulcinOvo che ha germinato in ogni dove, senza dimenticare la storia, le esili figure degli Shardana e le ombre metalliche di Giacometti e ha generato fratelli di sangue e storia di Pulcinella: in primis san Gennaro, poi lo sterminator Vesevo (Leopardi) e la lunga teoria dei leggiadri e colorati giocolieri del circo del mondo, un mondo e vita auspicabili, oggi di più. Protagonista sempre lui, Pulcinella-Pulcinovo, Hans Sausisse o Wurt o Kaspar o don Cristobal o Polichenelle o Clickering o Petruschka, o Karagoz in Turchia, conosciuto e vivo e replicato sino ai confini dell’Iran: Kacial. “Pulcinella? Una collettività di singoli”, lo definì Jules Janin. Fecondato in Terra, ma tre metri sopra la Terra, sempre all’estremo senza tentennamenti, il PulcinOvo di Manzo e i suoi fratelli ci prendono per mano passando attraverso il labirinto dei giorni pari e dispari, spiando tra il sipario di altri cieli mediterranei, sussurrandoci “Vieni con me, mio simile, mio fratello”, come un’eco della memoria. Quella memoria che, come il filo di Arianna-Pasquale, (Manzo) diventa almanacco del mondo… e noi, pulcinOvi, con lui.

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