20 Febbraio 2026
/ 20.02.2026

Punch, la scimmietta che ha conquistato il web

Dallo zoo di Ichikawa ai social di mezzo mondo: la storia di un cucciolo di macaco cresciuto con un peluche racconta il bisogno di cura, il delicato equilibrio tra natura e intervento umano e il nostro modo di guardare agli animali

Non capita spesso che la quotidianità di uno zoo giapponese diventi un caso globale. È successo con Punch, un cucciolo di macaco giapponese nato nel luglio 2025 e diventato virale per una ragione semplice: porta sempre con sé un peluche a forma di orango. Lo stringe mentre cammina, lo trascina arrampicandosi, lo usa come cuscino per dormire. Un gesto istintivo che ha acceso l’attenzione dei social e trasformato una storia ordinaria di gestione faunistica in un racconto capace di parlare a milioni di persone.

Punch è nato allo zoo di Ichikawa, nella prefettura di Chiba, ed è stato abbandonato dalla madre subito dopo la nascita. Una condizione che nei primati comporta difficoltà serie di sviluppo e socializzazione. I custodi del parco zoologico hanno scelto di allevarlo, nutrendolo artificialmente e fornendogli un supporto emotivo: un peluche arancione, pensato come sostituto simbolico della figura materna. Da lì è nato un legame, documentato in decine di video che mostrano il piccolo macaco muoversi nel recinto senza mai separarsi dal suo colorato compagno peloso.

L’impatto dei social e la costruzione di un fenomeno globale

Quando Punch è stato reinserito nel gruppo di macachi, a gennaio, l’adattamento non è stato immediato. Le immagini iniziali lo mostrano isolato, respinto, talvolta spinto via dagli altri esemplari. I social hanno seguito passo dopo passo questa fase delicata, trasformandola in una sorta di diario pubblico. L’hashtag #HangInTherePunch è diventato virale in pochi giorni, raccogliendo messaggi di incoraggiamento da ogni parte del mondo.

Milioni di visualizzazioni, condivisioni continue, commenti che oscillano tra preoccupazione, empatia e ironia. In breve tempo Punch è diventato un simbolo digitale, un volto riconoscibile dentro il flusso incessante delle piattaforme. Anche grandi marchi hanno intercettato il fenomeno: Ikea, ad esempio, ha dedicato al piccolo macaco alcuni post e ha donato nuovi peluche allo zoo, contribuendo ad amplificare ulteriormente la risonanza della storia.

Un caso di studio per il benessere animale

Col tempo, però, la situazione nel recinto è cambiata. Secondo gli aggiornamenti diffusi dallo zoo, Punch ha cominciato a interagire con un numero crescente di membri del gruppo: piccoli giochi, momenti di toelettatura, contatti più frequenti. Restano anche episodi di correzione e distanza, normali nella costruzione delle gerarchie sociali tra primati. “Sta imparando le regole del branco”, hanno raccontato i custodi, sottolineando come il processo di integrazione richieda settimane, talvolta mesi.

Dal punto di vista etologico, il caso è tutt’altro che marginale. Gli animali cresciuti dall’uomo faticano spesso a reinserirsi nei gruppi sociali naturali, con conseguenze sul loro equilibrio comportamentale. Punch rappresenta un esempio di quanto siano delicati questi percorsi e quanto sia fondamentale accompagnarli con protocolli accurati, osservazione costante e tempi lunghi, evitando forzature.

Nel frattempo, l’effetto mediatico ha avuto un impatto diretto sullo zoo: le visite sono aumentate in modo significativo, con file all’ingresso e affluenze più che quadruplicate rispetto alla media.

Punch continua a crescere, a sperimentare, a trovare il suo posto nel branco. Il suo peluche è ancora lì, ma progressivamente meno centrale. Un segnale positivo, spiegano i custodi: indica che il cucciolo sta sviluppando nuove forme di sicurezza e relazione. E mentre il web segue ogni suo passo, resta una certezza: dietro l’ennesimo fenomeno virale c’è una storia reale, fatta di cura, pazienza e adattamento. Tre elementi che dovrebbero guidare ogni nostro tentativo di convivenza con il mondo animale.

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