9 Febbraio 2026
/ 9.02.2026

Quando i batteri diventano artisti: la bioarte dei laboratori Enea

Dalla pulizia dei monumenti alla collaborazione con l'arte contemporanea: i laboratori dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile trasformano la ricerca sul biorestauro in un’esperienza estetica d’avanguardia

Nel dibattito su sostenibilità, natura e innovazione c’è un territorio ancora poco esplorato, dove la ricerca scientifica smette il camice e indossa i panni dell’arte. È quello della bioarte, un campo ibrido e affascinante in cui microrganismi vivi diventano parte integrante dell’opera. A esplorarlo, questa volta, è l’Enea, protagonista di un progetto che mette insieme microbiologia, restauro e scultura contemporanea.

Al centro dell’esperimento ci sono batteri “buoni”, selezionati e studiati nei laboratori ENEA per il biorestauro dei beni culturali. Microrganismi ambientali, non patogeni e non geneticamente modificati, che negli anni hanno già dimostrato di saper fare miracoli su superfici lapidee e opere d’arte. Qui però il copione cambia: invece di cancellare il tempo, lo rendono visibile.

Dal restauro alla creazione

L’idea prende forma grazie all’artista Alessia Forconi, che ha scelto di trasformare questi batteri da strumenti tecnici a veri protagonisti dell’opera. Nascono così due sculture in marmo, Gea e Linfa, in cui il confine tra materia inerte e vita biologica diventa volutamente sfumato.

I ceppi microbici utilizzati provengono dalla collezione Enea e sono gli stessi impiegati in interventi di biopulitura su contesti di grande valore storico e archeologico. Batteri che hanno “lavorato” su tombe etrusche, cappelle medievali e superfici monumentali, e che ora vengono chiamati a un ruolo inedito: non conservare il passato, ma generare nuove forme e nuove letture.

Gea, la scultura che cambia nel tempo

In Gea, dedicata simbolicamente alla Terra, i microrganismi sono ospitati all’interno di una sfera collocata sulla testa della statua. Qui vivono in un terreno di coltura che consente loro di crescere e trasformarsi, producendo nel tempo variazioni di colore, texture e forme. L’opera non è mai davvero conclusa: evolve, respira, cambia aspetto seguendo dinamiche biologiche reali.

È un ribaltamento interessante del concetto stesso di scultura, tradizionalmente associata all’idea di permanenza. Gea invece accetta l’instabilità come valore, rendendo visibile il legame profondo tra arte e processi naturali.

Linfa, quando il marmo si colora di vita

Ancora più sperimentale è Linfa. In questo caso i batteri interagiscono direttamente con il marmo, creando patine cromatiche che funzionano come un pigmento vivente. È quasi una provocazione scientifica: gli stessi microrganismi che nei restauri servono a rimuovere alterazioni superficiali, qui vengono usati per crearle.

L’opera è stata collocata all’aperto, in un contesto naturale, permettendo al marmo trattato di dialogare con il microcosmo ambientale. Il risultato è una scultura che non solo incorpora la vita, ma si lascia contaminare dall’ecosistema in cui è inserita.

Scienza, arte e sostenibilità

Questo progetto mostra come la ricerca ambientale possa uscire dai confini accademici e parlare un linguaggio nuovo, capace di interrogare il nostro rapporto con la natura. I batteri, spesso evocati solo come problema o rischio, diventano alleati, mediatori e persino co-autori.

In tempi in cui la sostenibilità rischia di restare uno slogan, la bioarte Enea prova a renderla tangibile: non un concetto astratto, ma un processo vivo, fatto di relazioni tra esseri umani, materia e microrganismi. E se l’idea che dei batteri possano fare arte suona strana, forse è proprio questo il punto. A volte, per cambiare sguardo sul mondo, bisogna partire dalle cose più piccole.

CONDIVIDI

Continua a leggere