Nel dibattito su sostenibilità, natura e innovazione c’è un territorio ancora poco esplorato, dove la ricerca scientifica smette il camice e indossa i panni dell’arte. È quello della bioarte, un campo ibrido e affascinante in cui microrganismi vivi diventano parte integrante dell’opera. A esplorarlo, questa volta, è l’Enea, protagonista di un progetto che mette insieme microbiologia, restauro e scultura contemporanea.
Al centro dell’esperimento ci sono batteri “buoni”, selezionati e studiati nei laboratori ENEA per il biorestauro dei beni culturali. Microrganismi ambientali, non patogeni e non geneticamente modificati, che negli anni hanno già dimostrato di saper fare miracoli su superfici lapidee e opere d’arte. Qui però il copione cambia: invece di cancellare il tempo, lo rendono visibile.
Dal restauro alla creazione
L’idea prende forma grazie all’artista Alessia Forconi, che ha scelto di trasformare questi batteri da strumenti tecnici a veri protagonisti dell’opera. Nascono così due sculture in marmo, Gea e Linfa, in cui il confine tra materia inerte e vita biologica diventa volutamente sfumato.
I ceppi microbici utilizzati provengono dalla collezione Enea e sono gli stessi impiegati in interventi di biopulitura su contesti di grande valore storico e archeologico. Batteri che hanno “lavorato” su tombe etrusche, cappelle medievali e superfici monumentali, e che ora vengono chiamati a un ruolo inedito: non conservare il passato, ma generare nuove forme e nuove letture.
Gea, la scultura che cambia nel tempo
In Gea, dedicata simbolicamente alla Terra, i microrganismi sono ospitati all’interno di una sfera collocata sulla testa della statua. Qui vivono in un terreno di coltura che consente loro di crescere e trasformarsi, producendo nel tempo variazioni di colore, texture e forme. L’opera non è mai davvero conclusa: evolve, respira, cambia aspetto seguendo dinamiche biologiche reali.
È un ribaltamento interessante del concetto stesso di scultura, tradizionalmente associata all’idea di permanenza. Gea invece accetta l’instabilità come valore, rendendo visibile il legame profondo tra arte e processi naturali.
Linfa, quando il marmo si colora di vita
Ancora più sperimentale è Linfa. In questo caso i batteri interagiscono direttamente con il marmo, creando patine cromatiche che funzionano come un pigmento vivente. È quasi una provocazione scientifica: gli stessi microrganismi che nei restauri servono a rimuovere alterazioni superficiali, qui vengono usati per crearle.
L’opera è stata collocata all’aperto, in un contesto naturale, permettendo al marmo trattato di dialogare con il microcosmo ambientale. Il risultato è una scultura che non solo incorpora la vita, ma si lascia contaminare dall’ecosistema in cui è inserita.
Scienza, arte e sostenibilità
Questo progetto mostra come la ricerca ambientale possa uscire dai confini accademici e parlare un linguaggio nuovo, capace di interrogare il nostro rapporto con la natura. I batteri, spesso evocati solo come problema o rischio, diventano alleati, mediatori e persino co-autori.
In tempi in cui la sostenibilità rischia di restare uno slogan, la bioarte Enea prova a renderla tangibile: non un concetto astratto, ma un processo vivo, fatto di relazioni tra esseri umani, materia e microrganismi. E se l’idea che dei batteri possano fare arte suona strana, forse è proprio questo il punto. A volte, per cambiare sguardo sul mondo, bisogna partire dalle cose più piccole.
