La foresta scandinava sembra immobile, ma sul ghiaccio qualcosa si muove. Un’ombra lunga, elastica, attraversa la distesa gelata senza esitazioni. Passo deciso, traiettoria dritta. Non è un azzardo: è strategia. Quando l’inverno sigilla laghi e fiumi sotto una lastra solida, i lupi non li evitano. Li scelgono. A raccontarlo sono migliaia di punti luminosi su una mappa digitale: oltre 50.000 posizioni GPS raccolte tra il 2001 e il 2023, seguendo 71 lupi adulti in 44 territori tra Svezia e Norvegia. Un archivio imponente che ha permesso ai ricercatori di osservare, con precisione quasi chirurgica, come cambia il movimento dei predatori durante i periodi di ghiaccio stabile.
Il risultato, pubblicato su Animal Behaviour, ribalta un’intuizione comune. L’acqua, normalmente barriera ecologica, in inverno cambia funzione. Dove prima c’era un confine, compare un corridoio. I dati mostrano che i lupi selezionano attivamente le superfici ghiacciate e lo fanno soprattutto di notte.
Camminare nella neve profonda costa infatti energia. Ogni passo affonda, ogni falcata richiede uno sforzo maggiore. Il ghiaccio, invece, offre una superficie compatta, liscia, priva di ostacoli. Le tracce satellitari lo confermano: quando viaggiano sul ghiaccio, i lupi percorrono distanze più lunghe e con traiettorie più lineari. Meno deviazioni, meno zig-zag, più efficienza. In pratica, il lago ghiacciato funziona come una strada naturale, simile alle piste forestali che i lupi già sfruttano per spostarsi rapidamente attraverso territori vastissimi.
La scelta delle ore notturne aggiunge un altro tassello. Di notte diminuisce la probabilità di incontri con l’uomo e con le attività antropiche. È un comportamento coerente con quanto osservato in molte popolazioni europee: i lupi modulano tempi e percorsi per ridurre il rischio. Il ghiaccio, nelle ore buie, diventa uno spazio ideale: aperto, prevedibile, poco frequentato. Un’autostrada silenziosa nel cuore dell’inverno.
Il dato più affascinante riguarda proprio questa metamorfosi stagionale del paesaggio. Un lago divide habitat, interrompe traiettorie terrestri, obbliga a deviazioni. Quando gela, unisce. La geografia si riscrive e i lupi dimostrano di saper leggere e sfruttare questo cambiamento con sorprendente precisione. Non si tratta di attraversamenti occasionali, ma di una strategia ricorrente, osservata in anni, territori e individui diversi.
Un interprete dell’ambiente
La ricerca, guidata da Wessel Veenbrink, aggiunge così un nuovo livello alla comprensione dell’ecologia del lupo. Non solo predatore flessibile nella dieta o nella struttura sociale, ma abilissimo interprete dell’ambiente. Capace di trasformare una condizione estrema — l’acqua ghiacciata — in una risorsa di mobilità.
Certo in un clima che cambia, inverni più brevi e ghiacci meno stabili potrebbero ridurre questi corridoi naturali, alterando movimenti, dinamiche territoriali e potenziali interazioni con l’uomo. Effetti indiretti, ma tutt’altro che marginali.
