Magari è soltanto un illuso. Magari è solo un’operazione per cercare pubblicità a buon mercato. Di certo l’imprenditore britannico Rich Stockdale – che si definisce “orgogliosamente capitalista” – segue una strada molto diversa da quella della stragrande maggioranza del movimento ambientalista. Però è una storia interessante e che fa riflettere. Amministratore delegato della società Oxygen Conservation, Stockdale rivendica un progetto di “capitalismo rigenerativo” che attraverso l’acquisto di vaste tenute agricole, la piantumazione di alberi, il restauro di torbiere e aree umide, l’installazione di impianti eolici e solari e la vendita di crediti di carbonio “premium”, promette di trasformare la conservazione in un asset redditizio. E incidentalmente, in cinque anni aumentare di cinque volte – da 50.000 a 250.000 acri (circa 100 mila ettari, o mille chilometri quadrati) – la superficie di proprietà dell’azienda. Diventando il più grande proprietario privato di terre in Gran Bretagna.
“Liberare e motivare più capitale“
La narrativa di Stockdale è quella della scalabilità e della finanza come motore della transizione ecologica: “liberare, attivare e motivare più capitale è l’unico modo per portare la conservazione al livello necessario per clima, fauna e comunità”. Oxygen punta a vendere due milioni di tonnellate di crediti di carbonio a prezzi ben superiori a quelli oggi in vigore.
L’idea è che certi investitori privati e istituzionali saranno disposti a pagare di più in cambio di benefici ambientali e sociali effettivamente misurabili. E per individuare i terreni giusti da acquisire e valorizzare l’azienda applica tecnologie di rilievo Lidar, imaging termico per censire gli animali e fotogrammetria per costruire modelli 3D dei terreni di proprietà. E anche dopo i terreni saranno gestiti sulla base dei dati per massimizzare l’impatto e, insieme, i rendimenti.
In meno di quattro anni Oxygen ha così comprato 13 tenute dalla Scozia al sud dell’isola. Il capitolo investitori racconta una compagine eterogenea e influente: tra i principali figurano Mark Dixon, miliardario statistico e azionista di maggioranza; la banca etica Triodos; Tony Bloom, imprenditore del gioco d’azzardo e proprietario della squadra di Premier League del Brighton. La struttura finanziaria sarà certo solida, ma l’indebitamento è consistente.
I conti del gruppo madre, Oxygen House, mostrano due maxi prestiti bancari per 106 milioni di sterline in scadenza nel 2033, mentre su alcune proprietà destinate a ospitare parchi eolici da 50 MW risultano legati debiti per 20,5 milioni. Quanto ai progetti eolici, a Invergeldie vicino al parco nazionale del Loch Lomond e Trossachs e tra Blackburn e Hartsgarth al confine tra Inghilterra e Scozia, le comunità locali denunciano scarsa attenzione alle istanze del territorio.
Il valore del portafoglio
Stockdale, dal canto suo, insiste sui numeri dei rendimenti: stima che il portafoglio valga già oltre 300 milioni di sterline e prospetta ritorni fino al 15% annuo, sulla base di prezzi per i crediti di carbonio che potrebbero salire fino a 180 sterline a tonnellata, ben oltre la media britannica dello scorso anno (37). A conforto porta esempi di “disponibilità a pagare”: il suo studio legale, Burges Salmon, avrebbe acquistato crediti a 125 sterline a tonnellata; Arup ne ha pagate 100 a Nattergal, società che possiede tenute di rewilding nell’est dell’Inghilterra. Oxygen intravede anche margini sul Biodiversity Net Gain, con crediti valutati 25.000 sterline ciascuno, e non esclude di valorizzare le proprietà rivendendole dopo cinque anni, continuando a gestirle come operatore. Vedremo.
