25 Febbraio 2026
/ 24.02.2026

Roma 2040: non solo Giochi, la sfida della Metro D

L’obiettivo è evitare opere vetrina e concentrare gli investimenti su ciò che potrà servire ai cittadini ben oltre la durata dell’evento. E il potenziamento del trasporto su ferro è considerato decisivo per migliorare la mobilità urbana e ridurne l’impatto ambientale ed energetico

Roma 2040. Man mano che l’ipotesi di una candidatura della Capitale ai Giochi Olimpici prende forma, torna al centro del dibattito il tema che più di ogni altro potrebbe determinare il successo o il fallimento dell’operazione: le infrastrutture. In particolare, il potenziamento del trasporto su ferro, considerato decisivo per migliorare la mobilità urbana e ridurne l’impatto ambientale ed energetico. In questo scenario, il ruolo chiave spetta alla Metro D, la quarta linea del sistema metropolitano romano.

Roma ha già dimostrato di saper usare i grandi eventi come acceleratori urbani. Non sempre le scelte del passato sono state impeccabili – l’esempio dell’Olimpica che ha spaccato in due con un nastro d’asfalto Villa Pamphili resta emblematico – ma oggi il quadro culturale e politico appare diverso. La sostenibilità è diventata un criterio imprescindibile. L’obiettivo è evitare opere vetrina e concentrare gli investimenti su ciò che potrà servire ai cittadini ben oltre la durata dell’evento.

Un’infrastruttura strategica

Da questo punto di vista la Metro D è una vera infrastruttura strategica. Una dorsale capace di collegare quadranti oggi mal connessi, alleggerire la pressione sul traffico di superficie e integrare la rete esistente. Le ipotesi progettuali più accreditate delineano un asse nord-est / sud-ovest, destinato a intercettare aree densamente popolate e nodi urbani cruciali. Tra i passaggi considerati centrali compare Trastevere, punto nevralgico per l’interscambio ferroviario e per il collegamento con il centro storico. Non a caso, i rendering circolati negli anni hanno spesso mostrato una stazione metro nel quartiere.

L’idea è che la linea possa cucire insieme zone residenziali, direzionali e universitarie, offrendo un’alternativa concreta all’auto privata lungo direttrici storicamente congestionate. In quest’ottica, la D rappresenterebbe un’infrastruttura capace di modificarne gli equilibri complessivi, migliorando accessibilità, resilienza e capillarità del sistema di trasporto romano.

Tempi lunghi, ma non impossibili

Le valutazioni circolate parlano di un percorso scandito da passaggi obbligati: studio di fattibilità tecnico-economica, gara, progetto esecutivo, apertura dei cantieri. Perchè se si parte per tempo l’orizzonte 2040 non è fuori portata. Undici o dodici anni di lavori sono molti, ma compatibili con la scala di un’opera metropolitana. La vera incognita è politica: continuità amministrativa, coperture finanziarie stabili, una governance chiara che eviti rallentamenti e conflitti decisionali.

La Metro D non servirebbe soltanto agli spettatori dei Giochi. Avrebbe effetti strutturali sulla città: riduzione dei tempi di percorrenza, aumento dell’accessibilità per interi quartieri, riqualificazione delle aree servite, minori emissioni grazie allo spostamento modale dall’auto privata al trasporto pubblico.

Impianti: più riuso, meno cemento

Il dossier ipotizzato per il 2040 punterebbe inoltre su un principio sempre più centrale nelle strategie urbane contemporanee: valorizzare ciò che già esiste. Molte infrastrutture sportive risultano disponibili o recuperabili, limitando nuovi consumi di suolo. Le esigenze residue – come un grande palazzetto o una piscina coperta – potrebbero essere affrontate secondo logiche di multifunzionalità e sostenibilità economica, evitando il rischio di cattedrali nel deserto.

Tema delicato resta quello del villaggio olimpico. L’esperienza internazionale dimostra che può diventare un volano di rigenerazione urbana oppure trasformarsi in un’eredità problematica. A Roma, un’eventuale scelta dovrebbe integrarsi con programmi di sviluppo già avviati, trasformando l’investimento in residenze, servizi e spazi pubblici permanenti.

La vera gara: contro il tempo e lo scetticismo

Prima ancora di convincere il Comitato olimpico, Roma dovrebbe convincere se stessa. Credibilità dei costi, trasparenza degli appalti, benefici concreti e misurabili. I cittadini chiedono risultati tangibili: meno traffico, trasporti affidabili, quartieri meglio collegati.

Le Olimpiadi 2040 potrebbero così diventare molto più di un evento sportivo: un’occasione per completare la grande incompiuta romana, la rete metropolitana. In questo scenario, la Metro D rappresenta la chiave di volta.

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