10 Febbraio 2026
/ 10.02.2026

Scogliere artificiali e muraglioni occupano un quinto delle coste italiane

La crisi climatica aumenta l’erosione delle coste. Ma le opere rigide possono difendere un tratto di litorale peggiorando la situazione del litorale vicino perché alterano la dinamica naturale dei sedimenti. Servono soluzioni che combinino ripascimenti delle spiagge e interventi basati su approcci naturali

Quasi un quinto delle coste italiane è oggi interessato da opere di difesa rigide, strutture costruite per contrastare erosione e mareggiate ma sempre più al centro di un dibattito tecnico e ambientale. Il nuovo geodatabase pubblicato dall’Ispra consente per la prima volta di avere una mappatura completa e aggiornata di questi interventi lungo il litorale nazionale: uno strumento utile per la pianificazione e la gestione del rischio costiero.

Mareggiate più forti

Già nel 2020 oltre 1.500 chilometri di costa – circa il 18% del totale – risultavano modificati dalla presenza di scogliere, pennelli e muraglioni, con una crescita del 27% rispetto al 2000. In alcune regioni l’espansione è stata ancora più marcata: la Calabria, ad esempio, ha registrato un aumento del 66% dei tratti costieri interessati. Negli ultimi anni il trend non sembra essersi arrestato e, seguendo l’andamento recente, si stimano ulteriori decine di chilometri di costa artificializzata.

L’incremento di queste strutture è strettamente legato alla crescente pressione climatica. L’innalzamento del livello del mare, la maggiore intensità delle mareggiate e la comparsa di cicloni mediterranei più frequenti stanno accelerando i fenomeni di erosione, rendendo molte aree costiere sempre più vulnerabili. In questo contesto, le opere rigide vengono presentate come la soluzione più immediata per proteggere infrastrutture, abitazioni e stabilimenti turistici.

Ma queste strutture artificiali, soprattutto quando progettate senza una visione di sistema, possono alterare la dinamica naturale dei sedimenti lungo la costa, impedendo il trasporto di sabbia e ghiaia e modificando gli equilibri morfologici dei litorali. In alcuni casi la protezione di un tratto costiero può tradursi in un aumento dell’erosione nelle aree vicine, con effetti cumulativi che nel tempo richiedono nuovi interventi, generando una progressiva artificializzazione del paesaggio costiero.

Si è arrivati a 11 mila opere rigide di difesa

Negli ultimi decenni lungo le coste italiane sono state realizzate circa 11.000 opere rigide di difesa, con soluzioni differenti a seconda delle caratteristiche territoriali. In Liguria prevalgono i pennelli perpendicolari alla riva, che trattengono i sedimenti; lungo l’Adriatico sono diffuse scogliere distaccate dalla linea di costa per attenuare l’energia delle onde; mentre in alcune zone tirreniche si trovano sistemi più complessi, come i pennelli a “T”.

Proprio la crescente diffusione di queste infrastrutture ha reso necessario uno strumento conoscitivo più dettagliato. Il nuovo geodatabase Ispra integra e aggiorna le informazioni già disponibili sull’assetto costiero nazionale, permettendo di individuare con precisione i tratti interessati e le caratteristiche delle opere presenti. L’obiettivo è migliorare la pianificazione degli interventi futuri, favorendo soluzioni più integrate che combinino difese artificiali, ripascimenti delle spiagge e interventi basati su approcci naturali.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra protezione delle comunità costiere e salvaguardia degli ecosistemi. Le opere rigide continueranno a svolgere un ruolo importante in contesti specifici, soprattutto nelle aree urbanizzate o ad alta esposizione, ma sempre più studi evidenziano la necessità di affiancarle a strategie di adattamento più flessibili e meno impattanti, capaci di lavorare insieme ai processi naturali invece di sostituirli. Il nuovo database rappresenta un passo avanti proprio in questa direzione: conoscere meglio dove e come si è intervenuti è la condizione indispensabile per progettare difese costiere più efficaci e sostenibili nel lungo periodo.

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