29 Febbraio 2024
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Sostenibilità

Sepolti da montagne di sprechi, Onu e Ue aprono all’epoca delle grandi riparazioni

Si parla di 30 milioni di tonnellate di risorse, 35 milioni di tonnellate di rifiuti riparabili e 12 miliardi di euro spesi inutilmente. Ue e Onu sono intenzionate a contrastare questo colossale spreco con un sistema efficace che non solo affianchi il riciclo, ma addirittura precederlo.

Se ogni volta che uno smartphone non funzionante fosse riparato invece che buttato via, e la sua vita fosse prolungata di un solo anno, il Pianeta ne trarrebbe un beneficio equivalente all’eliminazione di ben due milioni di automobili dalle strade. Questi incredibili dati forniti nientemeno che dall’Unione europea, intenzionata a contrastare questo colossale spreco con nuove iniziative. Le quali, inserite nell’Sdg 12 dell’Agenda 2030, si riassumono nella necessità di adottare a livello comunitario il “diritto alla riparazione” come uno dei fondamenti verso l’ormai indispensabile miglioramento della salute dell’ambiente.

L’orientamento è stato condiviso anche dalle Nazioni Unite e mira a un “consumo sostenibile” che non solo si affianchi a un maggiore e più efficace sistema di riciclo: deve addirittura precederlo. Per questo la Commissione parlamentare Ue per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha adottato una posizione ufficiale a favore del «diritto alla riparazione». L’iniziativa, datata 1° novembre 2023, parla apertamente di “decisa accelerazione per promuovere una maggiore cultura della riparazione e della sostenibilità”. I dati raccolti dalla Commissione sono raggelanti: si parla di uno spreco annuale di 30 milioni di tonnellate di risorse, da cui derivano 35 milioni di tonnellate di rifiuti. Lo smaltimento di questi beni di consumo (ancora “riparabili”, lo sottolineiamo) produce in un solo anno qualcosa come 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti. E il Fraunhofer Institute ha rilevato che l’acquisto di uno smartphone ricondizionato può ridurre le emissioni di CO2 del 70-80%.

In altre parole l’abbandono prematuro di prodotti che potrebbero essere ancora riparati costituisce uno spreco di ingenti risorse ed provoca la produzione di una colossale mole di rifiuti, oltre che emissioni di anidride carbonica paragonabili a quelle di un’intera nazione. «Nella sola Unione europea il ciclo di vita degli smartphone è responsabile della stessa quantità di emissioni di CO2 generate da un singolo Stato membro», ha sottolineato per Adnkronos la coordinatrice dell’associazione Right to Repair Europe, Cristina Ganapini.

«Ogni fase del ciclo di vita di un’apparecchiatura elettronica genera un altissimo impatto, sia ambientale che di carbonio. Basti ricordare le operazioni necessarie all’estrazione dei materiali con cui vengono costruite, le fasi di produzione vera e propria e anche la gestione del fine vita», ha aggiunto Ganapini. La quale sottolinea un altro aspetto non secondario: nel mondo solo il 17% dei rifiuti elettronici è riciclato. Senza dimenticare che, preferendo un nuovo acquisto a una riparazione, nella sola Europa si spendono ogni anno circa 12 miliardi di euro inutilmente. Per tutti questi motivi l’Europa intende promuovere le riparazioni anche oltre il periodo di garanzia legale, estendere la garanzia per i prodotti riparati, obbligare i produttori a riparare alcuni prodotti anche oltre la garanzia o semplificare l’accesso ai pezzi di ricambio per i riparatori indipendenti.

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