4 Aprile 2025
/ 3.04.2025

Sin di Napoli Est, 27 anni per non bonificare

La denuncia delle associazioni: ambiente e salute sono stati avvelenati da inquinamento, idrocarburi e metalli pesanti. Occorre dare un volto nuovo a quest’area e innovazione ambientale e sociale possono essere le chiavi per accelerare la transizione ecologica

Sei interventi da mettere in campo per dare un nuovo volto e un futuro diverso alla periferia est di Napoli trasformandola da polo di degrado a modello di innovazione ambientale e sociale. Sono quelli indicati e invocati da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera che oggi sono state prima protagoniste di un flash mob organizzato nella spiaggia di Via Detta Innominata a San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli, e poi nel pomeriggio hanno presentato il patto di comunità che racchiude gli interventi indicati dalle associazioni. 

E’  stata l’ultima tappa della campagna nazionale “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato” che in questi mesi ha toccato alcuni luoghi simbolo di ingiustizia ambientale e sociale: Casale Monferrato (AL), Taranto, Marghera (VE) Augusta-Priolo-Melilli (SR), Terra dei Fuochi (CE), Brescia, Napoli Est. E’ stata l’occasione per chiedere bonifiche immediate in un’area ex industriale dimenticata dalle istituzioni. Nella periferia orientale di Napoli 829 ettari di terreni posti in area ex-industriale e 448 ettari di mare contaminati attendono da 27 anni di essere bonificati. 

I numeri sullo stato di “non avanzamento” delle bonifiche” parlano chiaro: in 27 anni degli oltre 800 ettari perimetrati, appena il 4,7% del terreno e l’0% delle falde sono stati bonificati, così come non c’è alcun dato ad oggi sulla bonifica del mare che continua ad essere negato a Napoli Orientale così come a Bagnoli. E a pagarne lo scotto sono come sempre ambiente e salute dei cittadini. 

“Per troppi anni Napoli Orientale è stata avvelenata e ignorata. Bisogna bonificare e costruire una nuova identità per Napoli Orientale, affermando un nuovo diritto alla città che sappia mettere al centro salute, ambiente e lavoro dignitoso. Innovazione ambientale e sociale – dichiarano le associazioni promotrici –  possono essere le chiavi per accelerare la transizione ecologica anche qui, culla già di esperienze importanti come il Campus di San Giovanni a Teduccio, un polo tecnologico avanzato dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dove sono nate le Academy, percorsi di alta formazione in collaborazione con colossi internazionali come l’Apple”. 

Sei sono gli interventi chiave per le associazioni. Prima pietra miliare su cui occorre lavorare è l’accelerazione delle bonifiche di falde e terreni, garantendo il rispetto degli impegni assunti nel Nuovo Accordo di Programma del 2022. Senza però dimenticare di  rendere maggiormente fruibili e aggiornati i dati ambientali e sanitari, colmando la grave mancanza di monitoraggi sugli effetti dell’inquinamento sulla salute della popolazione.

Si tratta poi di destinare risorse certe e adeguate agli interventi previsti, senza frammentazione burocratica che rallenti le opere di risanamento. Di bloccare definitivamente proposte di installazione di nuovi impianti altamente impattanti, adottando politiche di rafforzamento e sviluppo industriale, nell’ottica della transizione energetica coerenti con la rigenerazione ecologica dell’area. Di attuare con urgenza il principio “Chi inquina paga”. E, infine, di garantire la partecipazione della comunità locale in tutte le fasi decisionali sulle bonifiche e sulla riconversione industriale. 

Interventi che, secondo le associazioni, devono essere accompagnati da un monitoraggio costante di cui le associazioni si fanno promotrici insieme alla comunità locale.

CONDIVIDI

Continua a leggere