9 Febbraio 2026
/ 9.02.2026

Smog: un po’ meglio, ma l’Italia resta lontana dai nuovi limiti europei

Il rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente: se i nuovi limiti fossero già applicati, oltre la metà dei capoluoghi italiani risulterebbe fuori norma per il PM10, quasi tre quarti per il PM2,5 e più di un terzo per il biossido di azoto

Il quadro della qualità dell’aria nelle città italiane mostra segnali di miglioramento, ma la strada verso gli obiettivi europei del 2030 resta ancora lunga. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che fotografa una situazione fatta di luci e ombre: diminuiscono le città che superano i limiti giornalieri di PM10, ma l’adeguamento ai nuovi parametri europei richiederà interventi molto più incisivi rispetto a quelli messi in campo finora.

Un miglioramento nel 2025, ma ancora fragile

Nel 2025 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di PM10 sono stati 13, contro i 25 del 2024 e i 29 del 2022, uno dei risultati migliori degli ultimi anni. In testa alla classifica negativa si colloca Palermo con 89 giorni oltre la soglia consentita, seguita da Milano con 66 e Napoli con 64, mentre altre città del Nord come Lodi, Monza, Cremona e Verona continuano a registrare livelli elevati di polveri sottili.

Il miglioramento registrato, tuttavia, non basta a modificare davvero il quadro generale. Secondo Legambiente, il calo degli sforamenti è dovuto in parte a condizioni meteorologiche favorevoli e al graduale rinnovo tecnologico di veicoli e impianti, più che a politiche strutturali realmente efficaci. Senza un rafforzamento degli interventi, i progressi potrebbero quindi rivelarsi temporanei.

I nuovi limiti del 2030 cambiano lo scenario

La prospettiva cambia radicalmente guardando ai nuovi standard europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore dal 2030. Se fossero già applicati, oltre la metà dei capoluoghi italiani risulterebbe fuori norma per il PM10, quasi tre quarti per il PM2.5 e più di un terzo per il biossido di azoto. Il divario è particolarmente evidente nelle aree della Pianura Padana, dove condizioni climatiche e concentrazione di attività industriali, traffico e allevamenti intensivi contribuiscono a mantenere livelli elevati di inquinamento.

La lentezza nella riduzione delle emissioni è uno dei principali fattori di preoccupazione: l’analisi delle tendenze degli ultimi quindici anni indica che molte città, pur migliorando gradualmente, non riusciranno a raggiungere i nuovi parametri europei mantenendo l’attuale ritmo di riduzione delle polveri sottili. Alcuni centri urbani potrebbero restare ancora nel 2030 ben oltre le soglie previste, evidenziando la necessità di politiche più incisive e coordinate.

Il nodo del bacino padano e le nuove infrazioni UE

Il bacino padano continua a rappresentare una delle aree più critiche d’Europa per la qualità dell’aria. Negli ultimi anni la geografia dell’inquinamento si è progressivamente spostata dalle grandi metropoli verso centri urbani medi e piccoli e aree rurali, dove il peso delle emissioni legate agli allevamenti intensivi e al riscaldamento domestico è diventato sempre più rilevante.

Il ritardo nelle politiche di risanamento espone inoltre l’Italia a nuove procedure d’infrazione europee. A inizio 2026 la Commissione europea ha avviato un’ulteriore contestazione per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, che si aggiunge alle procedure già aperte negli anni precedenti per il superamento dei limiti di diversi inquinanti.

Le priorità per invertire la rotta

Per centrare gli obiettivi del 2030, le organizzazioni ambientaliste chiedono un cambio di passo nelle politiche pubbliche, con investimenti continui nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, programmi di riqualificazione energetica degli edifici e una progressiva eliminazione delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico. A queste misure si affiancano interventi sulle emissioni industriali e agricole, considerati decisivi soprattutto nelle aree ad alta intensità produttiva.

Il miglioramento registrato nel 2025 dimostra che ridurre l’inquinamento è possibile, ma senza strategie strutturali e risorse adeguate il progresso rischia di rallentare proprio quando l’Europa alza l’asticella degli obiettivi. La sfida dei prossimi anni non sarà solo diminuire gli sforamenti, ma portare stabilmente le concentrazioni di inquinanti sotto livelli compatibili con la tutela della salute pubblica.

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