Stop a qualsiasi nuova esplorazione petrolifera e di gas. È la richiesta che un centinaio di organizzazioni ambientaliste ha invitato agli Stati per chiedere loro di vietare queste attività. “Se vogliamo davvero proteggere l’oceano, dobbiamo porre immediatamente fine alla pratica distruttiva della ricerca di petrolio e gas in ambiente marino.
Queste attività sono all’origine dei rumori più intensi nei nostri mari e hanno conseguenze gravi, se non mortali, sulla vita marina, dal più piccolo plancton ai grandi cetacei”, spiega Nicolas Entrup, direttore delle relazioni internazionali della Ong OceanCare, all’origine dell’appello che coincide con la terza Conferenza delle Nazioni Unite per l’Oceano (Unoc 3) prevista a Nizza dal 9 al 13 giugno 2025. In questo testo, 111 organizzazioni di tutto il mondo chiedono che il divieto di esplorazione petrolifera sia incluso nella dichiarazione finale della conferenza.
In linea con gli impegni assunti al vertice sul clima Cop28 di Dubai nel 2023, le Ong chiedono anche la progressiva eliminazione delle trivellazioni in mare di gas e petrolio. Negli Emirati Arabi gli Stati di tutto il mondo avevano concordato una “transizione” verso l’uscita dai combustibili fossili. Il progetto di dichiarazione finale del vertice di Nizza non fa attualmente alcun riferimento ai combustibili fossili, i principali responsabili del cambiamento climatico.
L’oceano, che assorbe il 90% del calore in eccesso prodotto dalle attività umane, ha registrato temperature record lo scorso anno, minacciando gli ecosistemi marini e accelerando l’innalzamento del livello del mare. Eppure, “miliardi di dollari continuano ad essere investiti nella ricerca di petrolio e gas nel fondo marino (…) nonostante le prove scientifiche che suggeriscono un’urgente interruzione dello sviluppo delle energie fossili”, sottolinea OceanCare in un comunicato.
Francia, Spagna e Portogallo hanno già vietato la ricerca di petrolio nelle loro acque territoriali, mentre la Danimarca ha adottato “misure serie” per limitarla, sottolinea l’Ong. A febbraio, il ministro francese degli Affari d’Oltremare, Manuel Valls, aveva dichiarato di voler “aprire il dibattito” sul divieto di sfruttamento dei combustibili fossili in Francia, e in particolare in Guyana, suscitando l’opposizione della sua collega per la Transizione ecologica, Agnès Pannier-Runacher.