3 Febbraio 2026
/ 3.02.2026

Sul clima la Germania perde in tribunale. Ora deve fare sul serio

La Corte amministrativa federale boccia il programma climatico: misure insufficienti e un buco da 200 milioni di tonnellate di CO₂. Il governo deve riscrivere tutto

La Corte amministrativa federale tedesca ha stabilito che il programma climatico del governo non è sufficiente. Le misure adottate non garantiscono il rispetto degli obiettivi di legge e lasciano scoperto un divario stimato di circa 200 milioni di tonnellate di CO₂. L’esecutivo dovrà presentare un nuovo piano.

La decisione è stata presa dal tribunale di Lipsia e chiude una controversia legale durata quasi due anni. I giudici hanno respinto il ricorso del governo contro una sentenza del 2024 e hanno confermato che il programma climatico approvato nel 2023 non rispetta la legge sulla protezione del clima. In particolare, non dimostra come la Germania intenda raggiungere una riduzione del 65% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Un divario da 200 milioni di tonnellate

Secondo la Corte, il piano non spiega in modo credibile come verranno rispettati i limiti annuali di emissione nei diversi settori economici. Questo comporta, entro il 2030, un deficit stimato di almeno 200 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

Lo stesso punto era stato sollevato dalla Deutsche Umwelthilfe (DUH), l’organizzazione ambientalista che ha promosso il ricorso. Secondo la DUH, il governo ha sovrastimato l’efficacia delle singole misure: anche ipotizzando la loro piena attuazione, gli obiettivi non sarebbero comunque raggiunti.

Il presidente della DUH, Jürgen Resch, ha dichiarato che la sentenza conferma anni di politiche insufficienti e ha chiesto di eliminare le eccezioni ancora presenti, ad esempio quelle che consentono la produzione di veicoli ad alte emissioni.

Trasporti ed edifici restano indietro

Le principali criticità riguardano i settori dei trasporti e del riscaldamento degli edifici, che continuano a superare i limiti previsti. Secondo l’Agenzia federale per l’ambiente, nel 2025 le emissioni complessive sono diminuite, ma a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti.

Il think tank Agora Energiewende stima che tra il 1990 e il 2025 la riduzione totale delle emissioni sia arrivata a circa il 49%. Tuttavia, gran parte di questo risultato è attribuibile alla debolezza dell’economia e della produzione industriale, più che a riforme strutturali. Nel 2025 le emissioni sono scese solo dell’1,5% rispetto al 2024, contro il 3% dell’anno precedente e il 10% del 2023.

Secondo Agora, nei trasporti e nel settore edilizio le emissioni sono invece aumentate.

La deputata verde Lisa Badum ha attribuito la responsabilità al ministero dei Trasporti, accusato di aver bloccato per anni interventi significativi. Tra le misure proposte figurano il rafforzamento del trasporto pubblico, limiti di velocità sulle autostrade, una tassa sui jet privati e l’eliminazione di sussidi dannosi per il clima, come le agevolazioni fiscali sulle auto aziendali.

L’attuale governo guidato da Friedrich Merz, subentrato dopo la fine della coalizione Scholz, mantiene però una linea più prudente, soprattutto sulle restrizioni al traffico automobilistico. La riforma della legge sull’energia negli edifici, prevista per febbraio 2026, punta a una maggiore flessibilità tecnologica piuttosto che a nuovi divieti sui combustibili fossili.

Sul fronte edilizio, la direttrice esecutiva della DUH, Barbara Metz, chiede una nuova normativa per l’uscita dai sistemi di riscaldamento fossili e un programma di ristrutturazioni sostenibili per scuole ed edifici pubblici, ricordando che la protezione del clima è un obbligo di legge.

Un nuovo piano entro marzo

Il segretario di Stato all’Ambiente Jochen Flasbarth ha annunciato che il programma del 2023 sarà sostituito da un nuovo documento, atteso entro la fine di marzo. Il nuovo piano, denominato Klimaschutzprogramm 2026, coprirà anche il periodo successivo al 2030.

Flasbarth ha riconosciuto che non tutti i ministeri hanno ancora presentato proposte adeguate e ha sottolineato che il contributo di tutti i dicasteri è necessario. Il piano dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri entro il 25 marzo, termine previsto dalla legge sul clima per ogni nuova legislatura.

Se il nuovo programma non sarà considerato sufficiente, la DUH ha già annunciato l’intenzione di presentare un nuovo ricorso. Anche dal mondo imprenditoriale arriva una richiesta di chiarezza: secondo Sabine Nallinger dell’iniziativa KlimaWirtschaft, il governo deve adottare un piano solido e giuridicamente robusto, in grado di garantire certezza nella pianificazione, soprattutto nel settore edilizio.

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