8 Aprile 2026
/ 8.04.2026

Sulle spiagge italiane 77 cicche ogni cento metri

In dodici anni di monitoraggi, Legambiente ha raccolto oltre 50mila cicche nei lidi italiani. Un'emergenza ambientale alimentata dall'inciviltà e dall'assenza di strumenti normativi efficaci. Questo weekend scattano le pulizie collettive con "Spiagge e Fondali Puliti 2026"

Se si immaginasse di camminare lungo cento metri di spiaggia italiana, si troverebbero in media 77 mozziconi di sigaretta. Non è un’ipotesi catastrofista, ma il risultato concreto di dodici anni di indagini sul campo condotte da Legambiente nell’ambito del progetto Beach Litter. Dal 2014 al 2026, in 653 corridoi distribuiti lungo le coste della Penisola, sono stati catalogati ben 50.053 mozziconi. Un numero che vale ai filtri di sigaretta il secondo posto nella classifica dei rifiuti più trovati sui lidi italiani, superati soltanto dai frammenti di plastica (61.785 quelli raccolti nello stesso periodo).

I mozziconi rappresentano l’87% dei cosiddetti “rifiuti da fumo”, una categoria che include anche accendini esausti, pacchetti vuoti e scatole per tabacco. In totale, nei dodici anni di monitoraggio, questa categoria conta 57.099 oggetti abbandonati. Il quadro complessivo è ancora più scoraggiante: sommando tutte le tipologie di rifiuto trovate nei 653 corridoi monitorati si arriva a 512.934 oggetti, per una media di 785 pezzi ogni cento metri lineari di spiaggia. Plastica e derivati rappresentano l’80% del totale.

Non solo sporcizia: i filtri si frammentano e rilasciano veleni

Il problema dei mozziconi non si esaurisce nell’aspetto estetico. I filtri delle sigarette sono composti in gran parte da acetato di cellulosa, un materiale plastico che non si biodegrada con facilità. Uno studio recente dell’Università degli studi di Napoli Federico II ha mostrato che i filtri abbandonati in ambiente vanno incontro a una progressiva frammentazione in particelle sempre più piccole, un processo che può durare anche oltre dieci anni. Ma c’è di peggio: la ricerca ha evidenziato un secondo picco di rilascio di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche a circa cinque anni dall’abbandono, proprio in corrispondenza della frammentazione più intensa.

L’abbandono di rifiuti in spiaggia non minaccia soltanto la qualità dell’acqua o la bellezza dei paesaggi: colpisce direttamente la fauna che dipende da quegli ecosistemi. In Italia, tra le specie più esposte al rischio ci sono la tartaruga Caretta caretta e il fratino (Anarhynchusalexandrinus).

Di fronte a questa situazione Legambiente rilancia con la 36esima edizione di “Spiagge e Fondali Puliti”, la sua storica campagna di mobilitazione, che quest’anno si svolge nel weekend del 10, 11 e 12 aprile, in coincidenza con la Giornata Nazionale del Mare dell’11 aprile. In programma ci sono oltre 80 iniziative in 16 regioni della Penisola, organizzate dai circoli e dalle strutture regionali dell’associazione con il coinvolgimento di volontari e cittadini di tutte le età. L’obiettivo è ripulire lidi, coste e fondali, ma anche foci di fiumi e torrenti, troppo spesso trasformati in discariche a cielo aperto.

La direttiva europea

Sul piano normativo, il quadro è critico. La direttiva europea SUP (2019/904) sulla plastica monouso prevede il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) anche per il settore del tabacco: i produttori di sigarette devono coprire i costi legati alla gestione dei rifiuti generati dai loro prodotti, incluse le spese per la raccolta, la pulizia, il trasporto e la sensibilizzazione. In Francia l’EPR tabacco è già operativo; in Germania, Spagna e Svezia esistono le basi normative per avviarlo. In Italia, a tre anni dall’entrata in vigore della direttiva, non è stato ancora adottato alcuno strumento giuridico vincolante.

La situazione è così grave che la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione (2052/2024) nei confronti dell’Italia, che include tra le contestazioni proprio la mancata applicazione dell’EPR tabacco. Nel nostro Paese esistono solo iniziative volontarie — come quelle promosse dal consorzio ERION CARE — ma manca l’atto normativo (decreto o accordo di programma) che renderebbe obbligatoria la responsabilità dei produttori. Legambiente chiede al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di intervenire con urgenza.

“Per contrastare il marine e il beach litter è fondamentale ridurre l’usa e getta, prevedere più campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche più controlli e sanzioni effettive per chi getta i mozziconi a terra, in spiaggia o a mare”, sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. Vale la pena ricordare che la normativa italiana già prevede multe dai 30 ai 300 euro per chi abbandona mozziconi sul suolo, nelle acque e negli scarichi — una misura tuttavia scarsamente applicata e controllata.

Qualche buona notizia: crescono le ordinanze antifumo sulle spiagge

Tra le poche note positive, c’è la crescita delle ordinanze comunali antifumo sui litorali. Legambiente ne ha censite 18 in tutta Italia. L’ultima in ordine cronologico è quella del Comune di Pesaro, che ha aggiornato un provvedimento del 2019 estendendo il divieto di fumo a tutto l’arenile, comprese le acque fino a 200 metri dalla riva. Prima di Pesaro, ordinanze simili erano già state adottate da San Benedetto del Tronto (Marche), Rimini, Cesenatico e Ravenna (Emilia-Romagna), Latina, Pomezia e Gaeta (Lazio), Lerici, Arenzano e Loano (Liguria), Porto Cesareo e Barletta (Puglia) e da sei comuni sardi: Arzachena, Alghero, Oristano, Olbia, Tortolì e Quartu Sant’Elena.

Anche Roma si prepara a muoversi in questa direzione: già dall’estate 2026, le spiagge del litorale capitolino — Ostia, Castel Porziano e Capocotta — potrebbero essere interessate da un divieto di fumo che includerebbe anche le sigarette elettroniche. Si tratta di segnali ancora parziali, ma che indicano una consapevolezza crescente da parte delle amministrazioni locali. Perché una spiaggia senza mozziconi non è soltanto più bella: è più sicura per le tartarughe, per i fratini, per i bambini che ci giocano. E per tutti.

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