2 Marzo 2024
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Cronaca, Scienza e tecnologia, Sostenibilità

Terre rare, avere il controllo dei 17 elementi essenziali per la “salvezza”

05.02.2024

Laboratorio di un'impresa di produzione di terre rare nella provincia di Jiangxi, Cina centrale. La Cina è la principale fonte di importazioni di Terre Rare negli Stati Uniti.

“Rarità” è la definizione che accomuna ogni particolare dei processi di transizione energetica basati sulle Terre rare. Giacimenti, tecnologie e capacità industriali sono ancor più rare delle Terre stesse. E soprattutto traforano un impatto ambientale significativo, in contraddizione con lo scopo. Spesso sono presenti in Paesi disallineati con l’Occidente. Arriva l’azione europea per costruire resilienza e autonomia strategica.

Le “terre rare”, metalli essenziali per realizzare prodotti di alta tecnologia, sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre almeno quanto il rame che, invece, è un metallo definito “materia critica”. Ad essere rari sono i giacimenti di “terre rare” economicamente sfruttabili e ancor più rari sono i giacimenti ricchi di terre rare pesanti, il vero e proprio miraggio per la transizione energetica. Spesso, infatti, vengono confuse erroneamente con le materie prime critiche. Le materie prime critiche includono le terre rare e, anche, tra gli altri, i metalli ferrosi e i “non metalli” più noti, come il Litio, il Cobalto, il Nichel, altrettanto indispensabili per le tecnologie.

 Ma quali sono le “terre rare”? Sono un gruppo di diciassette elementi chimici, più precisamente: cerio (Ce), disprosio (Dy), erbio (Er), europio (Eu), gadolinio (Gd), olmio (Ho), lantanio (La), lutezio (Lu), neodimio (Nd), praseodimio (Pr), promezio (Pm), samario (Sm), scandio (Sc), terbio (Tb), tulio (Tm), itterbio (Yb) e ittrio (Y). Questi elementi sono raggruppati in Terre Rare Leggere e Terre Rare Pesanti. La loro estrazione, lavorazione, raffinazione e purificazione è frutto di un processo complesso, che necessita di tecnologie e capacità industriali ancor più rare delle terre stesse, e hanno un impatto ambientale significativo. Sono difficilissime da separare l’una dall’altra, ma, a parte il “promezio” che in natura non esiste, ognuna di esse ha proprietà molto diverse e conferisce alle tecnologie, che ormai utilizziamo tutti i giorni, proprietà inimmaginabili fino a pochi anni fa. Questi metalli sono fondamentali per l’industria tecnologica ed elettronica, utilizzati per realizzare un’ampia gamma di prodotti di largo consumo come telefoni cellulari, televisori, computer, batterie, etc.… Le terre rare vengono utilizzate anche per la “tecnologia verde”, ovvero per pannelli fotovoltaici e auto elettriche, la cui diffusione è prevista in forte crescita nei prossimi anni.

Le riserve mondiali di terre rare si trovano in tutto il mondo, ma sono molto più diffuse in Cina, Brasile e Russia. La Cina è il principale produttore e a Baotou si trova il suo più grande giacimento. La lavorazione di una tonnellata di metalli delle terre rare produce circa 2.000 tonnellate di rifiuti tossici. Ecco perché è di fondamentale importanza il riciclo di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, RAEE. Estrarle è un processo altamente inquinante, come evidenzia la conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo.

La Cina possiede il 38% delle riserve globali; segue il Vietnam con 22 milioni di tonnellate (19% del totale globale), il Brasile (21 milioni, 18,1%), la Russia (12 milioni, 10,4%), l’India (6,9 milioni, 6%) e l’Australia (4,1 milioni, 6%). Mentre gli Stati Uniti, secondi a livello globale per la produzione, detengono appena l’1,3% delle riserve, al pari della Groenlandia. Per la Commissione Europea, il 10% del fabbisogno europeo di materie prime critiche andrà estratto nel territorio dell’Unione; il 15% del consumo annuale di ciascuna materia prima strategica dovrà provenire dal riciclo, mentre il 40% del totale andrà raffinato su suolo europeo. La nuova “Alleanza europea per le materie prime”, presentata dalla Commissione Europea, serve “per costruire la resilienza e l’autonomia strategica sulle terre rare”, punta a implementare un’azione concreta che identifichi barriere, opportunità e investimenti in tutta la filiera e intervenga per attivare una strategia di approvvigionamento equo e sostenibile.

 

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