Il principe ereditario Mohammed bin Salman deve affrontare l’amara realtà: il suo ambizioso progetto di costruire una stazione sciistica nel deserto sta incontrando ostacoli apparentemente insormontabili. Trojena, l’avveniristica località che dovrebbe ospitare i Giochi Asiatici Invernali del 2029, rischia di diventare l’ennesimo simbolo della megalomania che caratterizza i progetti faraonici dell’Arabia Saudita.
Naturalmente questo probabile fallimento è un’ottima notizia. In un’epoca di crescente consapevolezza ambientale, la costruzione di una stazione sciistica artificiale nel deserto rappresenta un esempio perfetto di sviluppo insostenibile e dannoso per l’ambiente. L’idea stessa di pompare acqua desalinizzata in cima a una montagna per produrre neve artificiale in un clima desertico, con temperature che raramente scendono sotto lo zero, è un affronto al buon senso e alla sostenibilità ambientale. Per non parlare dell’energia necessaria per mantenere le strutture a temperatura controllata in un ambiente dove le temperature estive superano regolarmente i 40 gradi.
Le sfide tecniche sono enormi
Il complesso, parte della città futuristica di Neom dal costo stimato di 1.500 miliardi di dollari, sta comunque mettendo a dura prova persino le immense risorse finanziarie del regno. Secondo fonti vicine al progetto, la costruzione sta accumulando ritardi significativi e potrebbe non rispettare le scadenze previste per i Giochi del 2029.
Le sfide tecniche sono enormi. Come creare e mantenere neve artificiale in un clima desertico? Come pompare abbastanza acqua in cima a una montagna per alimentare un lago artificiale? Come costruire in alta quota su un terreno dalla topografia complessa? Domande che sembrano non avere ancora risposte convincenti.
Il progetto da 19 miliardi di dollari, inizialmente previsto per il 2026, sta evidenziando tutti i limiti dell’approccio “nulla è impossibile” tanto caro a Mbs. Gli organizzatori dei Giochi Asiatici stanno monitorando con crescente preoccupazione i progressi, al punto che si inizia a parlare di possibili piani alternativi, incluso lo spostamento dell’evento in un altro Paese.
I dubbi crescono
Il sogno di Trojena prevedeva piste da sci sui tetti di hotel di lusso, un lago sospeso su una scogliera e un grattacielo di cristallo alto quanto la Torre Eiffel. La realtà si sta rivelando molto più prosaica: nonostante le rassicurazioni ufficiali di Neom sulla “progressione secondo i piani”, i lavori procedono a rilento e con crescenti dubbi sulla loro fattibilità.
Il ridimensionamento delle ambizioni saudite è già visibile nei numeri: il fondo sovrano Pif ha recentemente svalutato di 8 miliardi di dollari i suoi “progetti giganti”, tra cui Neom. Un chiaro segnale che anche le quasi infinite risorse del regno hanno un limite.
La crisi è ampia
La crisi si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per i mega-progetti sauditi. The Line, la città lineare lunga 170 chilometri che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di Neom, è stata drasticamente ridimensionata: solo 2,4 chilometri saranno completati entro l’inizio del prossimo decennio. Persino Sindalah, un’isola di lusso teoricamente più semplice da realizzare, rimane chiusa al pubblico dopo un’inaugurazione in pompa magna lo scorso anno.
Nel 2025 Neom ha ottenuto contratti per soli 20 milioni di dollari, un crollo vertiginoso rispetto ai 12,6 miliardi del 2023. Con il prezzo del petrolio intorno ai 66 dollari al barile, ben al di sotto dei 94 dollari necessari per pareggiare il bilancio (o dei 111 se si includono le spese del Pif), il regno deve fare i conti con una realtà economica sempre più stringente.
Gli esperti sono scettici sulla possibilità di realizzare il progetto nei tempi previsti. “Potrebbe succedere, ma all’ultimissimo momento, con persone che corrono per rispettare un mandato impossibile”, commenta Karen Young della Columbia University. “Giusto abbastanza per far entrare le persone giuste in una stanza d’albergo e avere neve sufficiente per una buona discesa e immortalare l’evento”.
