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Esteri, Politica

Transizione ecologica e non ideologica

03.12.2023

Giorgia Meloni lascia il segno alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

«Dobbiamo perseguire una transizione ecologica e non ideologica». Si è rivolta così Giorgia Meloni alla platea dei partecipanti a COP28, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023 che si tiene fino al 12 dicembre all’Expo City di Dubai. La Presidente del Consiglio ha voluto che il suo intervento impattasse e non fosse rubricato come di circostanza. Ci è riuscita attraendo a sé, a conclusione della sessione, la stampa internazionale, che sulle strategie globali tiene nella giusta considerazione l’Italia, soprattutto per come è in grado di incidere sulle politiche europee. Pure evitando commenti sul confronto in corso per la definizione del Patto di Stabilità europeo, Meloni ha spiegato chiaramente che occorre costruire una riforma all’interno dell’Unione che sia possibile rispettare. Ovvio che, in presenza di una stabilità economica basata sulle effettive esigenze di crescita comune, si possa concorrere in modo concreto alla sfida della transizione energetica.

«Bisogna lavorare per scongiurare che ci sia un ulteriore deterioramento del quadro climatico, proteggere l’ambiente evitando che le modalità scelte per perseguire l’obiettivo irrinunciabile della transizione possano avere un impatto troppo forte e negativo sulla sfera economica e sociale. Se ciò avvenisse, si rischierebbe di pregiudicare gli sforzi a difesa dell’ambiente». Sotto questo aspetto, riassumendo i concetti espressi da Giorgia Meloni, il nostro Paese si schiera per la gradualità degli interventi, la sostenibilità economica tanto per i Paesi avanzati quanto per quelli più vulnerabili e soprattutto per il processo di neutralità tecnologica, ricorrendo ai combustibili naturali e biocarburanti, fino anche a valutare l’opzione energetica nucleare come fonte di produzione alternativa. Passaggi che il governo italiano ritiene debbano essere presi in considerazione, nell’ottica di una transizione che non risulti poi un elenco di buoni propositi senza un vero traguardo temporale.

Della COP28, la più partecipata a livello di Capi di Stato e di Governo, Giorgia Meloni ha riportato una impressione positiva, ritenendo che siano stati fatti passi in avanti e si sia manifestato senso di responsabilità, attraverso la volontà dichiarata di triplicare la produzione di energia rinnovabile entro il 2030 e raddoppiare annualmente l’efficienza energetica. La Presidente del Consiglio li ha giudicati «obiettivi raggiungibili».

Quanto alla dichiarazione sottoscritta da 22 Paesi, tra cui Stati Uniti e Francia, per triplicare la produzione di energia nucleare, Meloni ritiene che non si debba avere alcuna preclusione verso tecnologie che possano essere sicure e aiutare a diversificare la produzione energetica. Ma ha aggiunto di ritenere che la grande sfida futura, che vede l’Italia avanti rispetto ad altri Paesi, sia la ricerca nel campo della fusione nucleare. Un invito anche alla visione più a lungo termine. Che richiama la chiosa del suo intervento alla Cop28: «C’è qualcuno seduto nell’ombra oggi perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa».

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