La transizione da un sistema energetico fondato sulle fonti fossili a uno basato su energie rinnovabili non è una scelta opzionale, “è assolutamente necessaria, è un problema esistenziale per il mondo”. A sottolinearlo è Lucrezia Reichlin, economista ed ex direttrice della ricerca della Banca Centrale Europea, che a Ecomondo ha richiamato l’attenzione sul carattere strutturale e non rinviabile del cambiamento in atto, in particolare per il continente europeo.
Secondo Reichlin, per l’Europa la transizione ecologica non è solo una risposta all’emergenza climatica, ma anche un nodo centrale della strategia di competitività. L’Unione Europea è infatti un’area fortemente dipendente dall’importazione di materie prime fossili e non può fondare il proprio futuro economico su un modello energetico che la rende vulnerabile sul piano industriale e geopolitico. In questo senso, la costruzione di un sistema energetico più sostenibile rappresenta un imperativo di lungo periodo, su cui non esistono reali alternative.
Allo stesso tempo, Reichlin invita a distinguere tra l’obiettivo finale e gli strumenti per raggiungerlo. Il Green Deal europeo, così come era stato concepito nella sua fase iniziale, può e deve essere ricalibrato alla luce di un contesto profondamente mutato. La situazione macroeconomica è oggi più complessa: i tassi di interesse sono più elevati, il debito pubblico è cresciuto e le condizioni di finanziamento sono meno favorevoli rispetto al passato. Questi fattori incidono direttamente sulla capacità di sostenere investimenti massicci nella transizione.
A questo si aggiunge un quadro geopolitico più instabile, in cui la competizione globale si è intensificata e l’Europa si trova a dover difendere la propria base industriale. Nel breve e medio periodo, osserva Reichlin, i costi della transizione sono reali e non possono essere ignorati. Affrontarli richiede scelte politiche ed economiche consapevoli, capaci di tenere insieme sostenibilità ambientale e tenuta del sistema produttivo.
La sfida non è se fare la transizione, ma come governarla, rendendola compatibile con le nuove condizioni economiche e con l’esigenza di preservare la competitività del continente in uno scenario globale sempre più complesso.
