14 Aprile 2024
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Cronaca, Esteri

Tuonano Sante parole sul coraggio di negoziare la salvezza

Il Pontefice fa il Papa e si pronuncia con una visione cristiana a favore del coraggio per la salvezza degli uomini, attraverso la negoziazione. Vede molti Stati che si offrono mediatori, ma Kiev risponde “Qualcuno aveva mai parlato di negoziare con Hitler?”. Bufera mediatica sul senso delle parole del Santo Padre.

Hanno provocato reazioni e varie prese di posizione le parole di Papa Francesco ai microfoni di Lorenzo Buccella di Radio televisione Svizzera (RSI). Nell’intervista in questione, di cui è stata pubblicata un’anticipazione, il giornalista chiede al Papa: «In Ucraina c’è chi chiede il coraggio della resa, della bandiera bianca. Ma altri dicono che così si legittimerebbe il più forte. Cosa pensa?» Papa Francesco, facendo eco alla metafora di Buccella, risponde: «È un’interpretazione. Ma credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Oggi, per esempio nella guerra in Ucraina, ci sono tanti che vogliono fare da mediatore. La Turchia, si è offerta per questo. E altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore».

La notizia, ripresa da tutti i principali media nazionali e internazionali e transitata, per lettori più disattenti, come un invito all’Ucraina ad arrendersi, ha suscitato scalpore, provocando, in particolare, la reazione dell’ambasciata di Kiev presso la Santa Sede: «qualcuno aveva mai parlato di negoziare con Hitler?». Mosca ha interpretato, dal canto suo, le medesime parole come un richiamo all’Occidente. Le parti in causa sono state toccate da quella che è apparsa come un’invasione di campo da parte di un Pontefice che ha mantenuto sempre viva la speranza di un confronto aperto al dialogo, più che piegato alle logiche distruttive e violente del conflitto a fuoco. Una degenerazione che ha condotto la “martoriata” Ucraina alle condizioni di oggi. A passare in totalmente sordina è stato il differente significato che si evince, considerando la parte della domanda di Buccella in cui si specifica che la richiesta del coraggio della resa proverrebbe dal contesto ucraino. Il Santo Padre risponde che si tratta di un’interpretazione.

Non vi è un’indicazione esplicita, ma una riflessione sull’importanza della negoziazione (“credo che è più forte” chi). Il suo è un discorso più ampio. Occorre ricordare, inoltre, che il Papa è portatore, oltre la «temporaneità biografica», dell’annuncio che vede nell’amore per i nemici e soprattutto nella morte in croce di Dio, anche per i loro peccati, la via della Salvezza. Molto spesso, commentando gli interventi, sulle questioni di attualità, di Francesco o di religiosi che hanno scelto il dono di sé e l’adesione ai precetti evangelici, il senso profondo del saper incarnare il cristianesimo viene dimenticato, rimosso dalla discussione sull’opportunità delle loro parole. Una prassi riduzionistica perché è proprio in esso che “si fonde” il nucleo attivo, operoso dei processi spirituali della vita nella Chiesa.

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