Effetto Trump. Forse l’Europa comincia a fare sul serio. L’accordo di libero scambio firmato con l’India segna una svolta nelle relazioni economiche globali e rafforza il ruolo del Vecchio Continente come attore centrale nei nuovi equilibri commerciali internazionali. Dopo anni di negoziati a singhiozzo, Bruxelles e Nuova Delhi hanno deciso di accelerare, chiudendo un’intesa che apre uno dei mercati più grandi e dinamici del Pianeta alle imprese europee e, allo stesso tempo, consolida il partenariato strategico con la più popolosa democrazia del mondo.
L’accordo prevede una riduzione progressiva dei dazi su una quota molto ampia delle merci scambiate tra le due economie. Per l’Unione europea significa un accesso più competitivo a un mercato che conta più di un miliardo e 400 milioni di consumatori e che finora è rimasto in parte protetto da barriere tariffarie elevate. Per l’India rappresenta un passo deciso verso una maggiore integrazione nelle catene globali del valore, con benefici attesi in termini di investimenti, occupazione e trasferimento tecnologico.
Meeting with the Indian and European business community in Delhi.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) January 27, 2026
Under the FTA, European exporters will save up to €4bn a year in duties.
And EU exports are expected to more than double over time.
Major opportunities ahead.https://t.co/jfwbyNiDjr pic.twitter.com/408hsFGlYI
Il diritto internazionale si rafforza
Tra i settori interessati ci sono l’industria manifatturiera, i macchinari, l’automotive, i prodotti chimici e farmaceutici, ma anche comparti simbolo del made in Europe come vino e bevande alcoliche, oggi gravati da dazi molto elevati. L’accordo segna passi avanti rilevanti anche sul fronte agricolo, tradizionalmente il più delicato, con aperture progressive e meccanismi di salvaguardia che hanno permesso di superare molte delle resistenze storiche tra le due parti.
Today is a day that will be remembered forever, marked indelibly in our shared history.
— Narendra Modi (@narendramodi) January 27, 2026
European Council President António Costa and European Commission President Ursula von der Leyen and I are delighted to announce the conclusion of the historic India-EU Free Trade Agreement.… pic.twitter.com/yaSlPm2b2L
Il valore dell’intesa, però, va oltre le cifre del commercio. Come ha sottolineato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’accordo con l’India è un segnale politico in un mondo sempre più frammentato, attraversato da tensioni geopolitiche crescenti, protezionismo e violazioni ripetute del diritto internazionale. L’Europa rivendica una visione aperta degli scambi basata su regole condivise e su partenariati con Paesi che, pur con differenze evidenti, puntano su crescita economica e stabilità.
Un altro elemento centrale dell’intesa riguarda il capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile, che conferma la traiettoria strategica dell’Unione europea. L’accordo rafforza gli impegni sulla tutela ambientale e sul contrasto al cambiamento climatico, richiama il rispetto dei diritti dei lavoratori e include riferimenti espliciti alla parità di genere e all’emancipazione femminile, creando una piattaforma stabile di dialogo e cooperazione sulle ricadute sociali e ambientali degli scambi commerciali. Non si tratta solo di principi enunciati, ma di una cornice che crea una piattaforma stabile di dialogo e cooperazione tra Bruxelles e Nuova Delhi sulle ricadute ambientali e sociali degli scambi commerciali, con l’obiettivo di garantire un’attuazione concreta e verificabile degli impegni assunti. Trump chiede all’Europa di abbandonare il tema della sostenibilità: l’intesa con l’India lo rafforza.
Ursula von der Leyen ha parlato di un passaggio storico, definendo l’intesa con l’India “la madre di tutti gli accordi commerciali” e sottolineando che “stiamo creando una zona di libero scambio che riguarda due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio”. Anche il primo ministro indiano Narendra Modi ha rimarcato la portata dell’intesa, definendola “il più grande accordo di libero scambio mai concluso” e spiegando che offrirà “enormi opportunità a 1,4 miliardi di cittadini indiani e a milioni di persone nei Paesi europei”, andando oltre la riduzione dei dazi per rafforzare una cooperazione economica di lungo periodo.
Due dossier strategici
È la seconda grande apertura di giochi nel giro di poche settimane, dopo l’intesa raggiunta con il Mercosur, il blocco sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Anche in quel caso si tratta di un accordo storico, atteso da oltre vent’anni e ormai a un passo dalla chiusura finale, in attesa del via libera della Corte di giustizia sulla congruità dell’accordo rispetto all’assieme della normativa europea.
Letti insieme, i due dossier raccontano una strategia chiara: l’Unione europea prova a diversificare le proprie relazioni economiche, riducendo dipendenze e rafforzando legami con aree del mondo in forte crescita demografica ed economica. Una risposta implicita alla disordinata politica muscolare della Casa Bianca e alla guerra dei dazi scatenata a giorni alterni da Trump.
Resta ora la fase più delicata: l’attuazione. Gli accordi dovranno tradursi in norme operative, affrontare le resistenze interne e dimostrare sul campo di saper coniugare apertura dei mercati, tutela degli standard ambientali e sociali e protezione dei settori più esposti. Ma il messaggio politico è già arrivato forte e chiaro: l’Europa non intende restare spettatrice, e sul commercio globale ha deciso di giocare la partita fino in fondo.
