26 Marzo 2026
/ 26.03.2026

Ulaanbaatar soffoca ma il sole accende una via d’uscita

Dalle stufe a carbone ai pannelli solari: il tentativo concreto di ripulire l’aria in una delle capitali più inquinate del mondo

A Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, l’inverno è una prova di resistenza. Temperature sotto i -35 °C, una valle che intrappola l’aria e, soprattutto, un milione di persone che per scaldarsi brucia quasi tutto ciò che può: carbone, legna, rifiuti e persino la plastica. Il risultato è una delle peggiori crisi di inquinamento atmosferico al mondo. Un reportage di Nature, firmato dal fotoreporter Dave Tacon, racconta come in questa città si stia tentando una transizione energetica dal basso, concreta e misurabile.

La trappola dello smog

I numeri sono difficili da ignorare. Nell’inverno 2025-2026, le concentrazioni di PM2.5 hanno raggiunto picchi di 687 microgrammi per metro cubo, 27 volte oltre i limiti raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’inquinamento è responsabile di migliaia di morti ogni anno e, secondo studi citati nel reportage, incide su un decesso su dieci in città.

La radice del problema è strutturale. Ulaanbaatar, progettata negli anni ’70 per ospitare 600 mila abitanti, oggi supera 1,6 milioni. Circa due terzi vivono nelle ger, le tradizionali abitazioni circolari della cultura nomade mongola (note in italiano come “yurte”), ma inadatte alla vita urbana moderna. Qui il carbone domestico genera fino all’80% dello smog.

A spingere migliaia di famiglie verso la capitale è anche il clima: siccità e fenomeni estremi come lo zud – che stermina il bestiame congelando i pascoli – hanno eroso l’economia pastorale. “Eventi meteorologici catastrofici si verificano con maggiore frequenza”, spiega nel reportage Unurba tErdenemunkh, fisico e imprenditore.

Dal laboratorio alla yurta

Erdenemunkh proviene dalla ricerca medica. Dopo anni tra Stati Uniti ed Europa, ha deciso di tornare in Mongolia per affrontare un’emergenza che conosce anche sul piano personale: i suoi figli sono stati ricoverati più volte per problemi respiratori legati allo smog.Nel 2022 ha cofondato URECA, start-up che ha lanciato il progetto Coal-to-Solar (C2S). L’idea è quella di sostituire le stufe a carbone nelle ger con sistemi solari integrati, dotati di batterie e riscaldamento elettrico.

“Abbiamo dimostrato che anche le famiglie a basso reddito possono essere protagoniste dell’azione per il clima”, afferma. Il progetto pilota coinvolge oggi decine di famiglie e punta a espandersi rapidamente.

Tecnologia adattata alla realtà

Il sistema C2S funziona come un ibrido: accumula energia nelle batterie e calore in elementi interni, garantendo autonomia anche durante blackout frequenti. Un aspetto cruciale in un contesto urbano fragile. Fondamentale è anche l’isolamento. Le ger disperdono fino al 25% del calore dal tetto e percentuali significative da pareti, pavimento e porta. Interventi mirati – strati aggiuntivi di feltro, miglioramenti strutturali – consentono di mantenere temperature interne fino a 20 °C anche nei mesi più rigidi.

Cambiare vita, non solo energia

Gli effetti non sono solo ambientali. Davaajargal, madre single, è stata tra le prime ad aderire. “Ero stufa di dover bruciare carbone e sopportare la fuliggine”, racconta. Oggi la sua yurta è pulita, i figli hanno più tempo per studiare e lei ha lasciato un lavoro precario per dedicarsi all’arte.

È un elemento che nel reportage emerge con forza: l’energia pulita libera tempo, salute e opportunità. E crea nuove dinamiche economiche. Le famiglie potranno rivendere l’energia in eccesso e, in prospettiva, beneficiare dei crediti di carbonio.

Una transizione fragile ma reale

Il progetto resta una goccia rispetto alla scala del problema: 20.000 famiglie, su centinaia di migliaia, raggiunte dal cambiamento è l’obiettivo dichiarato nei prossimi anni. Ma i risultati iniziali sono incoraggianti: nelle ger coinvolte, il carbone è scomparso.

In una città dove l’inquinamento è spesso percepito come inevitabile, questo è forse il dato più rilevante. Ulaanbaatar resta una capitale soffocata dal freddo e dal fumo. Ma tra le colline che la circondano, dove le yurte disegnano un paesaggio antico, comincia a vedersi qualcosa di diverso: tetti punteggiati di pannelli solari che indicano una possibilità di miglioramento concreto.

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