20 Febbraio 2026
/ 20.02.2026

Una bella notizia: i sistemi di batteria Lithium-Ion adesso costano solo 108 dollari per kilowattora

Minimo storico e 8% in meno rispetto al 2024, secondo BloombergNEF. Un record che vale doppio perché arriva in un anno in cui litio e cobalto hanno rialzato la testa

Centootto dollari al chilowattora. A tanto, o meglio a così poco, si compra oggi un pacco di batterie agli ioni di litio nel mondo: minimo storico e 8% in meno rispetto al 2024, secondo BloombergNEF. La cifra colpisce non solo perché segna un record, ma perché arriva in un anno in cui litio e cobalto hanno rialzato la testa. Eppure la curva è scesa lo stesso. Come? Con una miscela di sovracapacità, concorrenza feroce e una svolta di chimica che ha ridisegnato le gerarchie del settore.

Il primo motore è in Cina, dove da tempo le fabbriche sfornano più celle di quante ne assorba la domanda interna. L’eccesso si è tradotto in prezzi aggressivi e in una gara al ribasso che ha fatto più rumore nello storage stazionario: i pacchi per l’accumulo di rete sono scesi a 70 dollari/kWh nel 2025, il 45% in meno su base annua. Per la prima volta questo segmento diventa il più economico, davanti all’auto, ed è un segnale potente per i progetti che devono sostenere l’integrazione delle rinnovabili in rete.

Sfondata una soglia psicologica

Il secondo fattore è la diffusione della LFP, il litio-ferro-fosfato: meno costosa, più stabile termicamente, ormai prodotta su vasta scala soprattutto dai player cinesi. In media i pacchi LFP si fermano a 81 dollari/kWh, contro i 128 dollari/kWh delle NMC, le nichel-manganese-cobalto che restano preferite dove contano densità energetica e potenza. La transizione verso LFP, insieme a contratti di fornitura di lungo periodo e strategie di copertura più mature, ha attutito l’urto dei rincari delle materie prime, inclusi i rischi su asset di litio in Cina e le nuove quote all’export di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo.

Nel trasporto, i veicoli elettrici a batteria consolidano lo sfondamento di una soglia psicologica: 99 dollari/kWh per il pacco, per il secondo anno sotto i cento. È il livello che avvicina il costo totale di proprietà dell’elettrico a quello dei veicoli a combustione, soprattutto nelle fasce medie e dove contano incentivi e scala produttiva. La dinamica non è uniforme e riflette necessità diverse: cicli di vita lunghi e costo per ciclo spingono verso LFP in autobus, camion leggeri e flotte; densità e prestazioni mantengono spazio all’NMC in modelli premium e applicazioni ad alta autonomia.

Il calo più forte

Le geografie restano distanti. In Cina i pacchi costano in media 84 dollari/kWh, grazie a filiere integrate e impianti saturi. In Nord America e in Europa i prezzi sono più alti del 44% e del 56% rispettivamente, complice il costo della produzione locale e il premio pagato per le importazioni rispetto ai listini cinesi. Nel 2025 il calo più forte è maturato proprio in Cina (-13% reale), mentre Stati Uniti ed Europa hanno registrato flessioni più contenute (-4% e -8%). In Europa la discesa ha accelerato anche per effetto del quadro politico e tariffario americano: con le barriere alzate negli USA, molte aziende cinesi hanno reindirizzato volumi verso il Vecchio Continente, adottando una politica di prezzi più aggressiva per centrare gli obiettivi annuali. Risultato: competizione più serrata e un nuovo pavimento per i listini europei.

Per BNEF, guidata in questo dossier da Evelina Stoikou, è un passaggio chiave: la concorrenza “spietata” sta rendendo le batterie più economiche anno dopo anno e apre una finestra per ridurre i costi dei veicoli elettrici, accelerando al tempo stesso la diffusione dello storage di rete. L’effetto non è solo industriale: il prezzo del pacco pesa direttamente sui business plan dei grandi accumulatori che devono stabilizzare una generazione elettrica sempre più dipendente da sole e vento. Se il costo scende, diventano bancabili più progetti, si riduce il costo livellato dell’energia immagazzinata e si allarga il perimetro delle applicazioni, dal bilanciamento di breve termine ai servizi di regolazione.

Lo scenario a breve

Lo scenario a breve resta favorevole. Nonostante pressioni al rialzo sui metalli, BNEF si aspetta un’ulteriore discesa nel 2026, trainata dalla LFP a basso costo e da efficienze di manifattura che continuano a migliorare. Più avanti, la traiettoria dipenderà dalla capacità di investire in ricerca e processi: anodi al silicio o al litio metallico, elettroliti solidi, nuovi materiali catodici, metodi di produzione innovativi. Sono gli ingredienti della prossima ondata di riduzioni, insieme a catene di fornitura più ampie e resilienti.

Resta però un equilibrio delicato. La sovracapacità spinge a saturare gli impianti e comprime i margini; la standardizzazione accelera l’apprendimento ma espone ai cicli delle commodity e ai contraccolpi regolatori. Il 2025 ha mostrato una tenuta sorprendente: malgrado litio e cobalto più cari, i prezzi finali sono scesi. La sfida per gli operatori sarà proseguire nella corsa all’efficienza senza sacrificare qualità e sicurezza, diversificando al contempo le forniture per ridurre la vulnerabilità a shock geopolitici.

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