19 Febbraio 2026
/ 19.02.2026

Una casa nuova su nove in zona alluvionale: il paradosso dell’edilizia inglese

Chi compra una casa recente in una zona a rischio potrebbe trovarsi davanti premi elevati o, nei casi peggiori, all’impossibilità di ottenere copertura assicurativa. Una vulnerabilità che non riguarda solo l’ambiente, ma la stabilità finanziaria delle famiglie

Costruire di più per rispondere alla fame di abitazioni o costruire meglio per non esporre migliaia di famiglie a rischi prevedibili? In Inghilterra il dilemma non è teorico. Un recente studio basato sull’incrocio tra dati edilizi e mappe ufficiali del rischio idraulico mostra che, negli ultimi anni, circa una casa nuova su nove è sorta in aree classificate a rischio medio o alto di alluvione. Una tendenza che cresce mentre il clima diventa più instabile e gli eventi estremi più frequenti.

Il dato racconta una trasformazione del paesaggio urbano. Dove una volta si evitava di edificare, oggi si alzano quartieri residenziali, spesso giustificati dall’urgenza di aumentare l’offerta. Il governo britannico ha fissato obiettivi ambiziosi di nuove costruzioni, e la pressione sui terreni disponibili ha progressivamente spinto l’espansione verso zone meno sicure dal punto di vista idrogeologico. Il risultato è un cortocircuito: politiche per la casa che rischiano di entrare in collisione con quelle di adattamento climatico.

Il rischio che non si vede (finché arriva l’acqua)

Le aree a rischio alluvione non sono necessariamente luoghi destinati a finire sott’acqua ogni inverno. Sono territori dove la probabilità di esondazioni fluviali, mareggiate o allagamenti da piogge intense è più elevata. Con il riscaldamento globale, queste probabilità aumentano. Piogge più concentrate, suoli saturi, sistemi di drenaggio messi sotto stress: la combinazione perfetta perché un evento raro diventi meno raro.

Il problema è che il rischio resta invisibile fino al momento in cui si materializza. Una strada che diventa un canale, un piano terra invaso dall’acqua, una casa nuova che si scopre improvvisamente vulnerabile. E quando succede, i danni economici e psicologici sono tutt’altro che marginali: riparazioni costose, perdita di valore immobiliare, difficoltà ad assicurarsi.

Il nodo assicurativo

Qui emerge uno degli aspetti più critici. Nel Regno Unito esiste uno schema pubblico-privato pensato per rendere accessibile l’assicurazione contro le alluvioni, ma molte abitazioni costruite dopo una certa data ne restano escluse. Dunque chi compra una casa recente in una zona a rischio potrebbe trovarsi davanti premi elevati o, nei casi peggiori, all’impossibilità di ottenere copertura assicurativa. Una vulnerabilità che non riguarda solo l’ambiente, ma la stabilità finanziaria delle famiglie.

Le compagnie assicurative avvertono che il numero crescente di abitazioni esposte potrebbe avere effetti sistemici. Più sinistri, premi più alti, aree progressivamente meno assicurabili. Un circolo vizioso che trasforma una scelta urbanistica in un problema economico diffuso.

Pianificazione urbana sotto accusa

Gli esperti parlano apertamente di una questione di pianificazione. Le mappe del rischio esistono, i modelli climatici pure. Continuare a costruire in zone vulnerabili significa accettare che una parte del patrimonio edilizio nasca già con un deficit di sicurezza. Non si tratta di bloccare lo sviluppo, ma di integrare seriamente i criteri di resilienza nelle decisioni locali e nazionali.

Le autorità ricordano che molte nuove costruzioni includono misure di mitigazione — rialzi strutturali, sistemi di drenaggio, barriere — e che sono in corso investimenti nelle difese contro le inondazioni. Ma quanto è sostenibile espandere l’edilizia proprio dove il rischio climatico cresce più velocemente?

Le immagini degli ultimi anni — fiumi oltre gli argini, quartieri evacuati, case danneggiate — non sono episodi isolati. Sono segnali di una normalità che cambia. In alcune aree del Regno Unito si è arrivati perfino a valutare l’acquisto e la demolizione di abitazioni ripetutamente allagate, perché difenderle era diventato troppo costoso o inefficace. Scelte drastiche che mostrano cosa accade quando la prevenzione arriva tardi.

La vicenda inglese suona familiare anche fuori dai confini britannici. In tutta Europa la crisi climatica sta rimettendo in discussione criteri urbanistici consolidati. Costruire resta necessario, ma non può ignorare la geografia del rischio. Ogni nuova abitazione dovrebbe nascere non solo efficiente dal punto di vista energetico, ma resiliente rispetto agli shock climatici.

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