3 Marzo 2026
/ 3.03.2026

Uno squalo in Antartide

È la prima volta che uno squalo viene filmato in Antartide: finora la temperatura di queste acque li aveva tenuti lontani

Per decenni gli oceani più freddi del Pianeta sono stati considerati regno inevitabilmente ostile per i grandi predatori come gli squali. Le acque antartiche, lambite dalla Corrente Circumpolare Antartica e con temperature prossime allo zero, sembravano essere un ambiente troppo estremo per gli elasmobranchi. E invece, qualcosa ha sorpreso gli scienziati: uno squalo di grandi dimensioni è stato ripreso da una videocamera in profondità proprio in queste acque, per la prima volta.

L’incontro è avvenuto durante una spedizione scientifica nell’oceano antartico, al largo delle Isole Shetland Meridionali, una serie di isole poco più a nord della Penisola Antartica. Qui una videocamera subacquea dotata di esca, calata fino a circa 490 metri di profondità in un’acqua appena superiore al punto di congelamento, ha registrato l’inequivocabile silhouette di uno squalo lento ma massiccio muoversi lungo il fondale. L’acqua misurava poco più di un grado centigrado: un ambiente in cui, fino a oggi, non si pensava di trovare squali.

Ciò che rende il filmato davvero eccezionale non è soltanto la vicinanza geografica al Polo Sud, la più meridionale finora documentata per uno squalo, ma anche la stazza dell’animale. Gli esperti, analizzando le immagini, stimano che il corpo dell’animale fosse lungo circa tre-quattro metri, dimensioni di tutto rispetto per un predatore di queste latitudini.

Un abitante del profondo più vicino di quanto pensassimo

Dalle caratteristiche visive – il corpo tozzo, testa ampia e un’andatura lenta – i ricercatori ritengono che possa trattarsi di uno squalo “dormiente” o sleeper shark appartenente alla famiglia Somniosidae, un gruppo di squali noti per la capacità di vivere in acque fredde e profonde. Alcune specie di somniosidi erano già state registrate in acque sub-antartiche, ma questa è la prima volta che un filmato mostra chiaramente uno di questi animali così a sud, nelle acque che circondano direttamente il continente antartico.

Gli sleeper shark sono tra i grandi elasmobranchi meno studiati del Pianeta proprio perché vivono in profondità e in zone difficili da raggiungere. Alcuni membri della famiglia possono raggiungere dimensioni notevoli e sono capaci di resistere a temperature estreme.

Cosa significa questa scoperta?

L’avvistamento ha riscritto almeno in parte la nostra comprensione delle zone in cui gli squali possono sopravvivere. Che si tratti di un individuo isolato o di una popolazione regolarmente presente in queste acque non è ancora chiaro: i dati disponibili sono pochi e l’Antartide profondo rimane uno degli ambienti meno esplorati del Pianeta. Le videocamere installate durante le campagne oceanografiche funzionano solo per periodi limitati, rendendo difficile stabilire se ci sia un comportamento stagionale o un pattern di presenza stabile di questi predatori.

Gli scienziati sono cauti: è possibile che gli squali si siano spinti fin lì da tempo, ma che non fossero mai stati documentati per mancanza di osservazioni dirette. La tecnologia di trappole video con esca, in uso da alcuni anni, sta aprendo una finestra inedita sul mondo degli animali abissali, ma resta ancora insufficiente per tracciare un quadro esaustivo di ciò che vive nei fondali australi.

C’è anche chi ipotizza che i cambiamenti climatici e il riscaldamento degli oceani possano alterare le aree di distribuzione di specie marine, spingendo organismi originariamente più temperati verso latitudini più estreme. Tuttavia in questo caso specifico questa rimane un’ipotesi da verificare: la scarsità di dati storici sulle specie di squali nell’Oceano Antartico rende difficile capire se quello appena osservato sia un fenomeno nuovo o semplicemente mai documentato prima.

La profondità come crocevia di scoperta

Al di là delle implicazioni biologiche, la scoperta sottolinea quanto poco sappiamo dei grandi mari e dei loro abitanti più misteriosi. Ogni nuova immagine dall’oscurità delle profondità non racconta solo un animale sorprendente, ma rivela un sistema ecologico complesso, dove predatori e prede si muovono in condizioni estreme.

E se uno squalo può vivere lì, sotto ghiaccio e correnti gelide, allora la vita marina è più resiliente e sorprendente di quanto finora abbiamo immaginato.

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