16 Luglio 2024
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Cronaca, Esteri

Ustica, ritorna l’ipotesi Israele

28.05.2024

Non sono più i francesi come aveva espresso Giuliano Amato nel 2023, nemmeno gli americani o i libici, neppure i britannici, i belgi o gli italiani. Si avvalora la tesi dell’abbattimento per mezzo di un missile studiato da Israele per impedire l’atomica a Saddam. L’analisi geopolitica.

Ad abbattere il DC-9 Itavia su Ustica furono gli israeliani, per impedire il trasporto di un carico di uranio per Saddam Hussein. A sostenerlo è stato Report, che ha rilanciato la tesi del “quinto scenario” contenuta in un controverso libro di trent’anni fa. Una notizia non proprio freschissima, tanto da essere stata smentita in ogni sede, persino da alcuni di quelli che oggi la sostengono.

Eppure, nulla è più inedito della carta stampata. Ed ecco che improvvisamente non sono più stati i francesi, che pure erano stati additati come responsabili nell’estate 2023 addirittura da Giuliano Amato. Non sono più stati gli americani, per quattro decenni accusati un po’ da tutti per il presunto ruolo della portaerei Saratoga, che però ora si conferma essere rimasta in porto a Napoli. Neppure i libici, il cui MiG-23 caduto sulla Sila esercita da sempre un fascino irresistibile sugli scenaristi geopolitici, ma che ora due testimoni calabresi riconoscono come Kfir. Neppure britannici, belgi o italiani. Allora perché riproporre una narrazione ritenuta non plausibile?

La prima parte del servizio avvalora la tesi dell’abbattimento per mezzo di un missile nel corso di una “guerra aerea non dichiarata”, sostenuta nel video da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime, dall’ex tecnico Itavia Vincenzo Russo e da Mario Vadacchino, professore emerito del Politecnico di Torino. Non parlano specificamente di Israele, ma ribadiscono che si sia trattato di un missile. Poco importa che sul relitto non vi siano tracce di missile, tanto da spingere il giudice istruttore Rosario Priore a ricorrere alla “quasi collisione” per spiegare la battaglia aerea nella quale non si è sparato un colpo. Poco importa che, in aula, si confermò che sui radar altri aerei intorno al DC-9 non c’erano per 90-110 km.
La seconda parte tratteggia lo scenario di Israele disposta a qualsiasi cosa per fermare lo sviluppo di un’arma atomica da parte di Saddam. Qui il discorso si ingarbuglia. Una parte delle testimonianze riguarda il ruolo di aziende nel nucleare iracheno; un’altra, la capacità di Israele di colpire obbiettivi strategici quali il reattore Osirak (1981) o la sede OLP a Tunisi (1985). In mezzo, indimostrati, il previsto trasporto di uranio francese il 27 giugno 1980 e i piani per uccidere Arafat abbattendo il cargo sul quale viaggiava.

Benché l’ex comandante dell’Aeronautica israeliana dica chiaramente che la sua forza aerea non ha mai abbattuto il DC-9, il programma chiude con l’ex portavoce del primo ministro Begin che dichiara che i governi fanno cose che non potranno mai ammettere di aver fatto. Insomma, per Report a uccidere 81 italiani innocenti è stato Israele. Per sbaglio o, meglio, per leggerezza, scambiando il DC-9 per un Airbus A300 (come una 500X per un Ford Transit). Una tesi che sembra fatta apposta per rinforzare l’antisemitismo sempre più scoperto della società. La trasmissione tace lo scetticismo con cui il “quinto scenario” fu accolto sin dall’inizio. Non dice che non ci credettero né Andrea Purgatori (Corriere della Sera, 7 febbraio 1994) né Priore, che nell’ordinanza di rinvio a giudizio scrisse che nel 1980 Israele mancava di specifiche capacità. Non ci hanno creduto i tribunali penali, bollando come fantascientifici gli scenari della battaglia aerea. E non ci credeva neppure Amato, solo otto mesi in prima pagina su Repubblica per accusare la Francia e chiedere le scuse di Macron. Possibile che abbiano tutti scoperto ora quel libro di trent’anni fa?

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