19 Gennaio 2026
/ 19.01.2026

Il Trattato sull’Alto Mare entra in vigore

Un accordo storico che definisce strumenti operativi per la conservazione degli ecosistemi marini e la gestione condivisa delle risorse dell’Alto Mare

Dallo scorso 17 gennaio, l’Alto Mare dispone di regole operative per la conservazione della biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse marine, aprendo una nuova fase della governance oceanica.

Il Trattato sull’Alto Mare, ufficialmente Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction (Bbnj), entra in vigore dopo aver raggiunto la soglia necessaria di ratifiche. L’Europa e i suoi Stati membri festeggiano questo risultato come un traguardo nella tutela degli ecosistemi marini e nella regolazione dell’uso sostenibile delle risorse oceaniche.

Il Bbnj fornisce un quadro normativo per la gestione condivisa delle acque internazionali, che coprono circa il 50% della superficie terrestre e il 95% del volume degli oceani. L’accordo stabilisce strumenti come la creazione di aree marine protette, la regolazione dell’uso delle risorse genetiche marine, la valutazione dell’impatto ambientale delle attività umane e il sostegno ai Paesi in via di sviluppo attraverso trasferimento di tecnologie e programmi di capacity-building.

Il ruolo dell’Unione Europea

L’Unione Europea ha avuto un ruolo guida nelle negoziazioni e nella ratifica. Come co-presidente della High Ambition Coalition for Bbnj, che riunisce 46 Paesi, l’UE ha contribuito a portare avanti la diplomazia multilaterale necessaria per arrivare all’adozione dell’accordo nel 2023. “Un successo storico di diritto internazionale e governance degli ocean”, ha sottolineato la Direzione Generale per gli Affari Marittimi e la Pesca dell’UE.

Con l’entrata in vigore del trattato, si aprono già le discussioni preparatorie per la prima Conferenza delle Parti, prevista entro un anno. Il sostegno europeo non si limita alla diplomazia: attraverso il Global Ocean Programme, l’UE finanzia con 40 milioni di euro azioni per il rafforzamento delle capacità e il trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, con una prima fase già operativa. Inoltre, contribuisce al lavoro del Segretariato Bbnj ospitato dalla Divisione Onu per gli Affari del Mare.

Pressioni sull’ecosistema e strumenti di tutela

La tutela delle aree oltre la giurisdizione nazionale riguarda i mari e il fondale che ospitano biodiversità e risorse cruciali per la sicurezza alimentare, la ricerca scientifica e i servizi ecosistemici essenziali. Questi ambienti sono sotto crescente pressione: inquinamento, sovrasfruttamento, cambiamento climatico e perdita di biodiversità ne compromettono la funzionalità.

Il trattato introduce strumenti concreti per affrontare queste sfide in modo coordinato, aumentando la coerenza tra le attività di diverse organizzazioni e stakeholders. La High Ambition Coalition accelera ratifiche e attuazione, promuovendo misure basate sulla scienza e favorendo la collaborazione internazionale. Molti Paesi, dall’Australia all’Italia, dal Senegal alle Seychelles, hanno aderito a questo approccio condiviso.

Un accordo misurabile

Il Trattato rappresenta la prima cornice globale completa per proteggere la biodiversità nell’Alto Mare e sui fondali oltre la giurisdizione nazionale. La sua attuazione è considerata cruciale per raggiungere gli obiettivi del Kunming–Montreal Global Biodiversity Framework, che prevede la protezione di almeno il 30% degli oceani entro il 2030.

A differenza di molte dichiarazioni internazionali, il Bbnj definisce strumenti concreti e programmi attivi: aree marine protette, valutazioni di impatto ambientale e trasferimento tecnologico. La sua efficacia si misurerà nella capacità di coordinare l’azione di decine di Paesi e nella velocità con cui le decisioni scientificamente fondate diventeranno pratica. In questo senso, l’accordo entra in vigore come uno strumento operativo, più che come un simbolo politico, e apre scenari concreti per la gestione sostenibile delle risorse oceaniche a lungo termine.

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