In Australia il caldo non è solo un fastidio: quando supera certe soglie diventa un test di sopravvivenza. Negli ultimi giorni, ondate di temperature estreme hanno messo in ginocchio le volpi volanti, i grandi pipistrelli che di solito dominano il cielo al crepuscolo. Stavolta, invece, il cielo è rimasto vuoto. Migliaia di animali sono stati trovati a terra, stremati dal calore, incapaci di reggere un termometro che ha superato i 45 gradi.
Il problema è determinato dal fatto che le volpi volanti non sudano: quando l’aria si arroventa, l’unico modo per disperdere calore è respirare più velocemente, cambiare posizione, cercare ombra e acqua. Ma se l’aria è bollente e gli alberi non offrono refrigerio, il loro corpo va in tilt. Oltre i 40-42 °C il rischio di collasso è altissimo. Bastano poche ore perché lo stress termico diventi fatale. A peggiorare il quadro c’è la scarsità di cibo: le fioriture si riducono, il nettare scarseggia, l’energia per reagire viene meno.
Mancano le vie di fuga
Non è un incidente isolato. Negli ultimi decenni le ondate di caldo estremo in Australia sono diventate più frequenti e più intense. Per animali che vivono appesi agli alberi, spesso in colonie enormi, questo significa non avere vie di fuga rapide. E quando cadono, il colpo è doppio: muoiono anche le madri con i piccoli ancora aggrappati al ventre. I centri di recupero parlano di cuccioli orfani a centinaia, salvati uno a uno da volontari esausti. Una corsa contro il tempo che racconta quanto fragile sia ormai l’equilibrio.
Le volpi volanti sono animali chiave per gli ecosistemi: impollinano alberi, disperdono semi su distanze enormi, tengono in vita foreste intere. Senza di loro, il paesaggio cambia.
C’è poi l’altra faccia della medaglia, quella che spiega perché ogni loro immagine colpisce l’immaginario. Le volpi volanti accendono la fantasia. Sono pipistrelli grandi come aquile, con un muso che ricorda una piccola volpe e ali che sembrano mantelli. Volano al tramonto, escono in massa, trasformano il cielo in un’onda scura. È inevitabile che siano finite da secoli nei miti, nelle leggende, nei racconti notturni.
Simboli ambigui
Quell’immaginario non è solo occidentale. In Asia, soprattutto tra Giappone e Sud-Est asiatico, pipistrelli giganti e creature alate notturne compaiono spesso nell’animazione e nella cultura pop. Nei cartoni animati tornano come simboli ambigui: un po’ inquietanti, un po’ protettivi, legati alla notte e alla trasformazione. Non è un caso che una delle creature più riconoscibili dei Pokémon, Zubat (e le sue evoluzioni), richiami proprio l’idea del pipistrello notturno che emerge all’improvviso dal buio.
