20 Gennaio 2026
/ 20.01.2026

Milano celebra le botteghe storiche

Milano corre veloce, spesso troppo veloce. Ma mentre spuntano grattacieli e cambiano quartieri, c’è una città che resta ancorata al tempo lungo: è quella delle botteghe storiche, attività che da decenni – in alcuni casi da secoli – tengono aperta la serranda non solo commerciale, ma culturale. Oggi sono 111 le imprese ultracentenarie ufficialmente riconosciute dal Comune: negozi, trattorie, farmacie, cinema e laboratori artigiani che raccontano la Milano quotidiana meglio di qualsiasi brochure turistica.

La loro celebrazione, andata in scena al Teatro Oscar, è stata più di una cerimonia: è diventata un racconto collettivo fatto di memoria, lavoro e resilienza. A ricordarlo con ironia è stato Giacomo Poretti, che ha riportato il pubblico indietro di trent’anni: alla Trattoria Masuelli, davanti a un tavolo apparecchiato, nacque l’idea di Tre uomini e una gamba.

Dove la storia entra in cucina (e non solo)

La più anziana di tutte è l’Antica trattoria Bagutto, documentata già nel XIII secolo come locanda sulla strada per Lodi. Una continuità che fa impressione: mentre fuori cambiavano imperi, lì si continuava a cucinare. Poco distante, un’altra istituzione come l’Antica Farmacia del Lazzaretto porta avanti dal Settecento una tradizione farmaceutica che ha attraversato epidemie, guerre e rivoluzioni scientifiche.

Ma l’elenco va ben oltre i nomi più celebri. Ci sono cinema che resistono all’era dello streaming, ferramenta che sembrano musei del ferro, pasticcerie dove le ricette non sono mai state “ottimizzate” e botteghe di quartiere che hanno visto passare generazioni di clienti, mode e inflazioni.

Non è nostalgia: è economia reale

Dietro il romanticismoc’è la realtà economica. Queste attività non sopravvivono grazie ai ricordi, ma perché funzionano. Eppure oggi il rischio non è la mancanza di clienti, bensì i costi: circa l’80% delle botteghe storiche opera in locali in affitto. Basta un aumento improvviso del canone per cancellare cento anni di storia con una raccomandata.

C’è poi il tema del ricambio generazionale. Non è semplice convincere un ventenne a imparare un mestiere artigiano che richiede tempo, pazienza e margini spesso più bassi rispetto ad altri settori. Molti esercenti stanno provando a tenere insieme tradizione e presente, affiancando social media, prenotazioni online ed ecommerce a pratiche che restano rigorosamente manuali.

Il valore di restare aperti

Le botteghe storiche non sono pezzi da museo, ma infrastrutture sociali: presìdi di quartiere, luoghi di relazione, identità urbana che resiste all’omologazione. Milano se ne sta accorgendo, forse un po’ in ritardo, ma in tempo per capire che perdere questi luoghi significherebbe perdere una parte della propria anima.

In una città che cambia pelle di continuo, queste attività fanno una cosa semplice e rivololuzionaria: restano. E nel farlo raccontano che innovare non significa cancellare il passato, ma saperlo portare con sé.

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