Il turismo termale italiano non è più una nicchia per pochi habitué. Nel 2025 le località termali hanno registrato 24 milioni di presenze, generando oltre 5 miliardi di euro di fatturato diretto, di cui 3 miliardi provenienti dai visitatori internazionali. Numeri che raccontano un comparto in piena trasformazione, sempre più centrale nell’offerta turistica del Paese. A fotografare il fenomeno è il Rapporto presentato a Roma durante il convegno dedicato al ruolo del termalismo come motore di crescita, promosso dal sistema camerale con Unioncamere e Isnart.
Dalla cura al benessere integrato
Il turismo termale resta un pezzo identitario della tradizione italiana, ma oggi vive una fase di riorganizzazione e riposizionamento competitivo. Non più solo cure, ma percorsi che tengono insieme prevenzione, relax e una visione olistica del benessere. È questa la chiave che lo rende strategico anche sul piano internazionale.
Le destinazioni più forti, infatti, non sono quelle che offrono singoli servizi, ma quelle capaci di costruire esperienze coerenti e riconoscibili, integrando terme, patrimonio culturale, paesaggio ed enogastronomia. Una vacanza che non si esaurisce nello stabilimento, ma si allarga al territorio.
I numeri raccontano un impatto economico diffuso. Quasi 2 miliardi di euro sono stati spesi per alloggio e ristorazione, 1,9 miliardi per servizi termali, wellness e attività ricreative – tra cultura, eventi e intrattenimento – e 1 miliardo per lo shopping, dall’artigianato all’enogastronomia locale fino ai prodotti del made in Italy.
Un turista su due rientra nella fascia di spesa alta, con una media di 256 euro al giorno, circa 90 euro in più rispetto al turista termale medio. A trainare questa domanda sono soprattutto i Millennials, che viaggiano in coppia o con amici e cercano trattamenti di qualità, personalizzati e inseriti in un contesto di esperienza completa.
Fedeltà, web e branding fanno la differenza
Il termalismo italiano può contare anche su un altro punto di forza: la fedeltà. Sei turisti su dieci tornano nella stessa località e spesso nella stessa struttura. Ma attenzione: la scelta non è scontata. La qualità delle acque e dei trattamenti resta fondamentale, ma pesa anche il rapporto qualità-prezzo, così come la reputazione e il branding della destinazione.
Internet è ormai decisivo: quasi l’80% dei turisti utilizza il web per informarsi e prenotare, confrontare offerte e lasciare recensioni. I social network, in particolare, influenzano in modo significativo le scelte di una quota rilevante di visitatori.
Secondo Federterme Confindustria, il turismo termale è oggi un comparto in forte evoluzione, capace di intercettare una domanda sempre più qualificata. La sfida è accompagnare la crescita con investimenti, innovazione e un’offerta in grado di funzionare tutto l’anno, anche in chiave complementare rispetto al sistema sanitario.
Per Isnart, il rilancio passa anche da politiche di sistema: infrastrutture, servizi accessori, branding e maggiore visibilità online hanno già spinto il settore verso un posizionamento di fascia alta. Ma per consolidare il cambiamento serve una strategia condivisa, che coinvolga l’intera filiera e, perché no, strumenti fiscali capaci di sostenere la domanda.
Distretti termali e sviluppo dei territori
Nel dibattito istituzionale, il termalismo viene sempre più visto come un fiore all’occhiello dei “turismi” italiani, capace di generare indotto ben oltre gli stabilimenti. L’idea che prende forma è quella dei distretti termali, dove servizi sanitari, turistici ed economici si integrano, valorizzando i territori e rafforzando la competitività delle destinazioni.
Dunque il turismo termale non è un’eredità del passato da conservare, ma una leva moderna di sviluppo. E i numeri del 2025 dimostrano che, se ben organizzato, può continuare a far bene alla salute. Anche a quella dell’economia.
