Dopo mesi di lavori e anni di attesa, la Colonna di Marco Aurelio si è finalmente liberata dai ponteggi e dallo strato di grigio che la soffocava. Il restauro, ormai alle battute finali, ha restituito leggibilità a uno dei monumenti più potenti della Roma imperiale, davanti a Palazzo Chigi, nel centro della città.
Guardarla oggi è un’esperienza diversa. Le scene scolpite nel marmo non sono più un racconto lontano e sfocato: tornano nitide le guerre contro Germani e Sarmati, con tutto il loro carico di violenza. Volti disperati, corpi trafitti, villaggi dati alle fiamme. Non c’è alcuna edulcorazione: la propaganda imperiale celebrava la vittoria, ma non cancellava la ferocia della conquista. E forse è proprio questo che rende la colonna sorprendentemente attuale.
Il merito è anche della tecnologia. Per la pulitura si è scelto l’uso del laser, una tecnica costosa ma estremamente rispettosa del materiale, che ha permesso di eliminare croste nere e depositi senza intaccare il marmo di Carrara. Un lavoro chirurgico, necessario su un monumento alto quasi 30 metri, composto da 18 rocchi e rimasto per quasi duemila anni esposto a pioggia, vento e, più recentemente, smog.
Riemergono i dettagli
Salendo idealmente lungo il fregio, riemergono dettagli che il tempo aveva cancellato: le armature diverse dei soldati, le barche che solcano il Danubio, i carri carichi di armi. In basso si distinguono di nuovo scene simboliche come la personificazione del fiume e il celebre “miracolo della pioggia”, con l’intervento divino che ribalta le sorti della battaglia. Al centro, immancabile, la Vittoria alata. È storia, è arte, ma è anche un messaggio politico inciso nella pietra.
Il restauro, finanziato con fondi Pnrr e avviato nella primavera del 2025, non si è limitato alla pulitura. Ha previsto consolidamenti, messa in sicurezza delle parti a rischio, disinfestazioni da muschi e licheni e interventi anche all’interno della colonna. Entro poche settimane i ponteggi spariranno del tutto; poi toccherà alla nuova illuminazione valorizzare il monumento, con la conclusione definitiva dei lavori prevista in primavera.
Il dubbio sul colore
C’è un ultimo dettaglio che colpisce: oggi la colonna appare bianca, leggermente rosata, ma in origine era colorata. I pigmenti non sono stati ritrovati, e il colore resta un’ipotesi affascinante più che una certezza. Poco male. Anche senza tinte, il racconto inciso nel marmo è tornato leggibile e potente.
Roma, per una volta, non si limita a conservare: riesce a far parlare il suo passato. E quello che la colonna di Marco Aurelio racconta, senza retorica e senza sconti, è che la guerra – ieri come oggi – lascia sempre segni profondi.
