4 Marzo 2026
/ 4.03.2026

Il Campidoglio scommette su Roma “Capitale dell’Acqua”

Un impegno per la resilienza idrica. All’iniziativa ha partecipato anche Jeremy Rifkin, che ha tenuto una lectio magistralis dedicata alla visione del Blue Deal, una trasformazione economica e sociale che riconosca l’acqua come infrastruttura vitale del futuro

Roma vuole tornare a pensarsi come città dell’acqua. Non solo per la sua storia millenaria di acquedotti, fontane e sorgenti, ma per il ruolo che può giocare oggi nella sfida globale alla scarsità idrica e agli effetti del cambiamento climatico. Con questo obiettivo il Campidoglio ha organizzato ieri, 3 marzo, una giornata di lavori e confronto istituzionale sulla tutela delle risorse idriche e sulla costruzione di una strategia urbana capace di mettere l’acqua al centro delle politiche pubbliche.

Il convegno “Roma Capitale – Pianeta Acqua”, ospitato nell’Aula Giulio Cesare, ha riunito amministratori locali, studiosi ed esponenti del mondo scientifico per discutere di resilienza idrica, innovazione infrastrutturale e cultura dell’acqua. Tra gli ospiti anche l’economista e sociologo Jeremy Rifkin, che ha tenuto una lectio magistralis dedicata alla visione del “Blue Deal”, cioè una trasformazione economica e sociale che riconosca l’acqua come infrastruttura vitale del futuro.

Ma al di là del valore simbolico del confronto internazionale, il passaggio politico più significativo è arrivato nel pomeriggio: l’Assemblea capitolina ha approvato un ordine del giorno che impegna sindaco e giunta a rafforzare le politiche legate alla tutela dell’acqua e a candidare Roma come “Capitale dell’acqua”, assumendo il tema della gestione idrica come uno dei pilastri delle strategie urbane dei prossimi anni.

Dalla città degli acquedotti alla sfida climatica

La scelta non è casuale. Roma è storicamente una delle città europee più legate all’acqua: già in epoca romana una rete imponente di acquedotti portava in città enormi quantità di acqua sorgiva, alimentando fontane, terme e sistemi di irrigazione. Ancora oggi l’approvvigionamento della capitale dipende in gran parte da grandi sistemi idrici come l’acquedotto del Peschiera-Capore, che da solo fornisce circa l’85% dell’acqua consumata in città.

Questo patrimonio infrastrutturale, però, si trova oggi a confrontarsi con una realtà molto diversa da quella del passato. Le ondate di siccità sempre più frequenti, la pressione demografica e l’invecchiamento delle reti idriche rendono la gestione dell’acqua una delle grandi sfide urbane del XXI secolo. Negli ultimi anni l’Italia ha sperimentato crisi idriche sempre più severe, mentre una parte consistente dell’acqua immessa nelle reti urbane si perde ancora lungo le condotte.

È in questo contesto che il Campidoglio prova a ridefinire la strategia della città. L’idea emersa dal confronto di ieri è che l’acqua non debba essere considerata solo una risorsa da distribuire, ma una vera infrastruttura ecologica capace di guidare le politiche urbane: dalla gestione del verde all’adattamento climatico, dalla rigenerazione urbana al riuso delle acque.

Innovazione e cultura dell’acqua

Durante la seduta tematica dell’Assemblea capitolina sono stati illustrati alcuni filoni su cui l’amministrazione intende lavorare nei prossimi anni: rafforzare la resilienza idrica della città, promuovere l’innovazione nelle infrastrutture e diffondere una nuova cultura dell’acqua tra cittadini e istituzioni.

Il tema riguarda non solo la sicurezza dell’approvvigionamento, ma anche la qualità della vita urbana. Una gestione più efficiente delle acque piovane, la riduzione delle perdite nelle reti e la valorizzazione delle fonti naturali possono contribuire a rendere la città più adattata agli eventi climatici estremi, sempre più frequenti anche nel Mediterraneo.

Accanto alla dimensione tecnica c’è poi quella culturale. Non a caso l’iniziativa proseguirà nei prossimi giorni con eventi dedicati anche alle scuole e ai giovani, con premi e progetti pensati per stimolare idee innovative sulla tutela dell’acqua e dell’idrosfera.

Una sfida urbana che riguarda il futuro

La giornata del Campidoglio non risolve certo da sola i problemi della gestione idrica. Ma segna un passaggio politico significativo: la consapevolezza che l’acqua, per una grande città mediterranea come Roma, non è più soltanto una questione tecnica ma un tema strategico che intreccia ambiente, economia e pianificazione urbana.

In fondo la capitale ha già dimostrato nella sua storia quanto l’acqua possa modellare una città. Oggi la sfida è farlo di nuovo, con strumenti e conoscenze del XXI secolo. Se riuscirà nell’impresa, Roma potrebbe tornare a essere – in senso molto concreto – una vera capitale dell’acqua.

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