Molti di noi pensano che per essere dei bravi “proprietari” serva soprattutto polso: insegnare al cane a stare seduto, a non tirare al guinzaglio, a ubbidire ai comandi. Ma la scienza oggi ci dice che stiamo guardando nella direzione sbagliata. Se l’obiettivo è costruire un’amicizia vera e profonda, un vecchio calzino annodato conta molto più di mille sessioni di addestramento.
A rivelarlo è uno degli studi più ampi mai realizzati sul tema, condotto dai ricercatori della Linköping University in Svezia e pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science. Gli studiosi P. Jensen, Caisa Persson-Werme e Lina S. V. Roth hanno analizzato quasi tremila coppie cane-umano per capire cosa renda davvero solido il loro legame. La risposta è che l’addestramento piace più a noi che a loro.
Lo studio svedese
Per capire quanto fosse forte il rapporto tra umani e gli amici a quattrozampe, i ricercatori hanno utilizzato una scala di misura scientifica chiamata MDORS, che valuta tre aspetti: quanto tempo si trascorre insieme, quanto ci si sente vicini emotivamente e quanto è impegnativo gestire il proprio cane.
In una prima fase, che ha coinvolto 2.940 partecipanti, è emerso che sia giocare che addestrare aiutano. Ma c’è un però: l’effetto del gioco sul legame emotivo è risultato molto più potente e profondo rispetto a quello dell’addestramento. Imparare a dare la zampa è utile, ma rincorrersi in salotto cambia la sostanza del rapporto.
Cinque minuti che cambiano tutto
Ma quanto tempo serve? Spesso rinunciamo a interagire perché pensiamo di dover dedicare ore ad attività strutturate. Lo studio svedese dimostra il contrario. Nella seconda fase della ricerca, un gruppo di volontari ha aggiunto appena cinque minuti al giorno di gioco libero (senza obiettivi, solo divertimento) alla propria routine.
Dopo sole quattro settimane, solo chi aveva giocato di più ha registrato un miglioramento netto nella vicinanza emotiva. Chi invece si era concentrato sull’addestramento ha ottenuto risultati “tecnici” (il cane ubbidiva meglio), ma il legame affettivo non era cambiato. “Anche brevi sessioni di gioco quotidiane possono rafforzare il legame tra cani e proprietari”, spiegano gli autori. È una questione di sintonizzazione: durante il gioco, i cuori di cane e umano tendono a battere all’unisono, abbassando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
Il gioco è nel loro DNA
Perché il gioco è così magico? Perché è ciò che ha reso il cane tale durante la sua evoluzione. Giocare con noi è parte della sua natura. Questa è una notizia straordinaria per chi decide di adottare un cane adulto dal canile.
Spesso si teme che, non avendo vissuto insieme i primi mesi di vita, il legame resterà sempre un po’ superficiale. Lo studio smentisce questo pregiudizio: i cani che hanno cambiato famiglia mostrano punteggi di vicinanza emotiva eccellenti. Chi investe nel gioco con un cane già adulto parte da una posizione di vantaggio. Il gioco è il modo più veloce per dire “ti puoi fidare di me” a un animale che ha sofferto.
Meno “sergenti”, più compagni di giochi
L’addestramento dà a noi umani l’illusione del controllo e dei progressi visibili, ma il gioco è l’unico momento in cui siamo davvero alla pari con il nostro cane. Non servono ricompense o istruzioni complicate: sono sufficienti un tiro alla fune, un nascondino dietro le porte di casa o una rincorsa in giardino.
In un mondo frenetico, questi cinque minuti sono un regalo che facciamo a noi stessi tanto quanto a loro. Smettere di dare ordini e iniziare a divertirsi è la via più breve per la felicità di entrambi. Come suggerisce la scienza svedese, la prossima volta che tornate a casa, prima di chiedere al vostro cane di stare “seduto”, provate a chiedergli di giocare.
