Roma potrebbe produrre quasi metà dell’elettricità che consuma semplicemente sfruttando le superfici già esistenti della città. Tetti di edifici, parcheggi e grandi coperture urbane rappresentano infatti una risorsa energetica ancora largamente inutilizzata. Secondo due studi tecnici presentati dall’Ufficio Clima del Campidoglio e realizzati dall’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile (Aess) e dall’Enea, la capitale potrebbe generare tra 4.250 e 4.400 gigawattora di elettricità all’anno grazie al fotovoltaico installato sulle coperture urbane.
Si tratta di una quantità pari a circa il 48% dei consumi elettrici della rete cittadina registrati nel 2023: quasi un chilowattora su due utilizzati nella capitale potrebbe arrivare direttamente dal sole, intercettato dagli edifici della città. Una produzione di questa scala avrebbe anche effetti rilevanti sul piano climatico: il ricorso massiccio al solare sui tetti consentirebbe infatti di evitare ogni anno circa 1,25 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂.
Il problema degli edifici energivori
Il grande potenziale del fotovoltaico urbano convive però con un’altra realtà: il patrimonio edilizio romano è tra i più energivori d’Italia. Gli edifici residenziali sono responsabili di circa il 37,7% delle emissioni annuali della città, una quota molto elevata che riflette l’età e le caratteristiche costruttive di gran parte degli immobili.
La fotografia energetica dei palazzi è piuttosto chiara. Circa l’80% degli edifici residenziali ha una classe energetica bassa. Nel dettaglio, il 16,1% rientra nella classe E, il 29,5% nella classe F e il 34,5% nella classe G, la peggiore. Si tratta di edifici costruiti spesso in epoche in cui l’efficienza energetica non era un criterio progettuale e che oggi richiedono interventi di riqualificazione sempre più urgenti.
Gli studi hanno elaborato diversi scenari di miglioramento da qui al 2040. Se la riqualificazione degli edifici fosse accompagnata da una diffusione capillare del fotovoltaico, il risparmio di emissioni potrebbe oscillare tra 200 mila e 600 mila tonnellate di CO₂ all’anno.
Da dove partire: case popolari e grandi coperture
Uno dei punti di partenza più immediati potrebbe essere l’edilizia residenziale pubblica. Le analisi indicano circa 750 edifici di edilizia popolare sui quali intervenire prioritariamente. Oltre a migliorare le condizioni degli immobili, una riduzione dei consumi energetici avrebbe un effetto diretto sulle bollette di migliaia di famiglie.
Ma il potenziale del solare urbano non riguarda solo i tetti delle abitazioni. Anche grandi strutture come parcheggi, centri commerciali, capannoni industriali e strutture sanitarie offrono superfici ideali per l’installazione di pannelli fotovoltaici.
Solo prendendo in esame 93 grandi parcheggi della capitale, gli studi stimano una produzione possibile di circa 130 gigawattora all’anno. Una parte consistente del potenziale solare della città si trova proprio nelle coperture di centri commerciali, servizi pubblici e strutture sanitarie.
Anche la distribuzione geografica del potenziale fotovoltaico mostra differenze significative all’interno della capitale. I municipi con la maggiore superficie installabile risultano il VI, il IX e il X, territori caratterizzati da una maggiore disponibilità di coperture ampie e relativamente recenti.
Il IV municipio, invece, presenta condizioni particolarmente favorevoli per impianti sui capannoni industriali e sulle grandi strutture produttive, che consentono installazioni di dimensioni rilevanti.
Una città laboratorio della transizione energetica
Se questi numeri venissero trasformati in cantieri e impianti reali, Roma potrebbe diventare uno dei principali laboratori urbani della transizione energetica in Europa. L’estensione della città, la quantità di edifici e la varietà delle superfici disponibili rendono la capitale un caso emblematico per sperimentare politiche di decarbonizzazione su larga scala.
La combinazione tra riqualificazione energetica degli edifici e diffusione del fotovoltaico potrebbe ridurre in modo significativo i consumi, abbattere le emissioni e rafforzare l’autonomia energetica della città. Non servirebbero nuove centrali o grandi infrastrutture: gran parte dell’energia potrebbe essere prodotta proprio dove viene consumata, sopra i tetti delle case, dei parcheggi e delle strutture urbane.
In una città grande e complessa come Roma, il sole che cade sui tetti ogni giorno rappresenta una risorsa enorme. La sfida, ora, è trasformare questo potenziale in una vera strategia energetica urbana.
